Svelato il quadro restaurato a 25 anni dalla bomba. Nardella: vale più di mille parole A 25 anni dalla bomba ai Georgofili, l'emozione del sindaco Nardella per il quadro restaurato grazie al crowdfunding. Nella notte il corteo Si respirava emozione nel Salone dei Cinquecento: la sfida che sembrava impossibile è stata vinta. La restituzione alla città e al mondo del quadro I giocatori di carte di Bartolomeo Manfredi, straziato dalla bomba mafiosa del 1993, ha segnato la celebrazione dei 25 anni dalla strage di via dei Georgofili. Alle 1 e quattro minuti di 25 anni fa la bomba mafiosa scoppiò sotto la Torre dei Pulci, sede dell'Accademia dei Georgofili, uccidendo Fabrizio Nencioni, sua moglie Angela Fiume, le loro figlie Nadia e Caterina e lo studente Dario Capolicchio. La memoria di quella tragedia è stato il filo conduttore della giornata, assieme al restauro dell'ultima opera degli Uffizi ancora ferita; un quadro da tutti ora Wikipedia andrà corretta considerato perduto e che invece avrà una seconda vita. «Ancora più significativa ha detto Eike Schmidt, direttore della Galleria degli Uffizi perché mostra il no alla violenza e al terrorismo, la volontà di contrastarli anche con la cultura, un fatto che riguarda tutto il mondo e l'essere umano in sé e che nella città dell'Umanesimo diventa un simbolo fortissimo». Lo svelamento dell'opera del pittore seicentesco dopo il restauro ad opera di Daniela Lippi e coordinato da Maria Matilde Simari, è avvenuto in Palazzo Vecchio, alla presenza del sindaco Dario Nardella, ed è stato l'atto conclusivo della campagna di crowdfunding «Cultura contro terrore» lanciata un anno fa da Corriere Fiorentino , Gallerie degli Uffizi e Ubi Banca, con la collaborazione di Once, Scala archives e la casa editrice Mandragora, e che ha riportato sulla tela 500 dei 615 frammenti di pittura recuperati dopo l'attentato. Grazie alle nuove tecnologie ma anche a quelli che Schmidt ha definito «gli eroi degli Uffizi, le persone che sfidando il fumo e la polvere entrarono subito tra le mura sventrate, lavorarono senza sosta, raccolsero anche pezzetti di tela all'apparenza insignificanti e inutilizzabili, rivelatisi invece reliquie fondamentali». «Non si restituisce l'opera nella sua interezza ha sottolineato Lippi ma ciò che è rimasto di essa. Resta un documento, una testimonianza di quell'evento terribile, che intende serbarne la memoria ed essere un monito». «La fine di una impresa che ha visto tanti cittadini rispondere all'appello, l'immagine di questo quadro, che migliaia di persone vedranno, in Italia e a Firenze, vale molto più di mille parole: è il segno concreto di una città che vuole reagire, vuole rinascere, e vuole mandare un messaggio a tutte le mafie: noi non abbiamo paura, e anche quando ci colpite ci rialziamo sempre ha detto il sindaco Dario Nardella nel Salone dei Cinquecento La mafia c'è ancora. Questa è una guerra lunga, una guerra della civiltà e della cultura contro il terrorismo e le mafie». «È un contributo importante al di là dell'aspetto economico ha spiegato Aldo Calvani, direttore territoriale Firenze e Toscana nord di Ubi Banca perché conferma l'attenzione al territorio da parte di un grande gruppo bancario». Nel Salone dei Cinquecento anche i ragazzi dell'alberghiero Saffi, del liceo Michelangelo, degli artistici Alberti e di Porta Romana, studenti come quelli del liceo scientifico Da Vinci, della classe III C del liceo Michelangiolo e del Collettivo Ark della Facoltà di Architettura protagonisti nella mattinata nella presidenza della Regione Toscana hanno tenuto una performance teatrale sulla strage. Ma nella platea di Palazzo Vecchio anche tanti fiorentini che hanno vissuto la tragedia. «È uno choc che mi porto dentro da 25 anni dice Patrizia Menzoli, che quella era di servizio all'Humanitas Ci allertarono subito. Una volta arrivati, trovammo un macello: feriti, polvere e calcinacci ovunque, vetri, la gente che urlava. Ho avuto molta paura». Serge Domengie venne svegliato dal boato, dai vetri che ballavano: «Abitavo in via Canto dei Nelli, in San Lorenzo, e pensai fosse esplosa una bombola del gas. Provai a offrirmi volontario per dare una mano ai soccorritori ma poi mi feci da parte». Maria Pia Martini e il marito Hosseini Magid erano a Coverciano, e stavano guardando la tv quando sentirono l'esplosione: «Mai avremmo immaginato una bomba. Ma quando sapemmo dell'attentato corremmo in centro. E fu un'emozione fortissima». Demetrio Sorace è uno degli «eroi degli Uffizi» e come dipendente della Galleria accorse subito e fu tra coloro che raccolsero i pezzi del quadro del Manfredi: «Se ripenso ai brandelli di tela penzolanti, ai frammenti di pittura tra vetri e polvere, mi sembra impossibile: oggi è una bella vittoria». E prima di togliere il velo al quadro, Paolo Ermini, direttore del Corriere Fiorentino , ha spiegato: «Abbiamo voluto questa impresa per i nostri dieci anni, ma non per celebrarci, quanto per condividere ancora di più con la città la nostra presenza. Questo dipinto trasmette una forza straordinaria: la resistenza alla violenza, la difesa della memoria delle vittime, la volontà di giustizia e verità piena sulla strage. E la difesa della memoria ha concluso Ermini spetta più che mai a voi studenti, che in questo giocate la partita più importante». E sulla ricerca di verità ha fatto il punto il convegno pomeridiano in Regione sulle indagini sulle stragi del 1993. «Faccio un appello ha detto Giovanna Maria Chelli, presidente dell'associazione familiari delle vittime dei Georgofili perché si continui a cercare la verità per altre responsabilità oltre a quelle della mafia». «In quel maggio 1993 ero alla Digos di Firenze, e ricordo la determinazione delle indagini. È solo la determinazione che ha consentito a questa vicenda di avere una risposta in sede giudiziaria ha detto Franco Gabrielli, capo della Polizia, ieri al convegno Chi vuole, chi crede oltre alla verità apparente, poi questa verità la consegue». La giornata si è chiusa ancora con l'emozione. Dopo l'arrivo del Gonfalone di Firenze in corteo sui rintocchi della Martinella, fino al luogo della strage alle 1:04. Nella notte, gli Uffizi hanno aperto eccezionalmente l'auditorium Vasari per mostrare I giocatori di carte . Che qui saranno visibili ai visitatori per tutta la prossima settimana.