Il copyright ha fatto una nuova vittima. Questa volta è toccato al progetto di una biblioteca universale varato nell'autunno dello scorso anno da Google di rimarere imbrigliato nella ferrea legge americana sul diritto d'autore. Con un comunicato asciutto e scarno come è loro tradizione, i produttori del più famoso motore di ricerca di Internet hanno infatti annunciato che il Google Print Lybrary Project si fermerà per alcuni mesi dopo che le case editrici americane avevano chiesto di bloccarlo perché violava la legge sul diritto d'autore. Va detto che il blocco riguarda i libri ancora sottoposti a copyright, mentre invece continuerà l'acquisizione digitale dei volumi di pubblico dominio. Nel comunicato di Google traspare tuttavia molto ottimismo sulla possibilità che l'accordo con la Association of American Publishers. Ma prima che la parola passi ai legali, la notizia della sospensione parziale del progetto ha infiammato i mouse di Internet. Scontata la soddisfazione del quotidiano francese Le Monde, visto che oltralpe ha sempre guardato con sospetto il progetto di Google, considerato un veicolo per la colonizzazione americana della cultura, al punto che è stato lanciato l'idea di una biblioteca digitale universale made in France, proprio per salvaguardare il «pluralismo culturale». Per quanto riguarda il web, c'è chi considera l'interruzione del lavoro di acquisizione dei libri come un segnale delle difficoltà attuali di Google; in molti puntano il dito su una legislazione, quella sulla proprietà intellettuale, che sta diventando un vero «blocco» all'innovazione; meno numerosi sono gli utopisti del sapere universale che hanno da subito aderito all'idea di raccogliere su dispositivi tecnologici tutta la conoscenza umana fin qui prodotta. Sulle difficoltà della società di Mountain View, c'è da ricordare che il 2005 è stato fin qui un anno ben poco roseo. A rompere le uova nel paniere di Google, che si è candidata a diventare il boss indiscusso di Internet, ci si è messa prima la France Press, che ha chiesto milioni di dollari di danni perché il servizio di news di Google utilizzava le notizie dell'agenzia francese senza chiedere l'autorizzazione e cosa, ben più rilevante, senza pagare un euro. Poi, il rivale Yahoo! ha messo la sua bandierina sulla società cinese di commercio elettronico Alibaba.com, conquistando così quel vantaggio competitivo rispetto ai suoi concorrenti per quanto riguarda un mercato di un miliardo e duecento milioni di potenziali consumatori. Ultima ciliegina avvelenata sulla torta è stato l'annuncio di Rupert Murdoch di volere entrare anche lui nel business della rete, attraverso l'acquisto o lo sviluppo di un motore di ricerca che dovrebbe veicolare il suo impero di carta stampata e tv nel cyberspazio. L'aspetto più rilevante della sospensione del Google Print Lybrary Project riguarda però il nodo del copyright e di conseguenza il rapporto tra proprietà intellettuale e sviluppo economico. Il progetto iniziale vedeva il coinvolgimento di alcune prestigiose biblioteche pubbliche e universitarie (quella pubblica di New York, quella di Harvard, quella inglese di Oxford, quella di Stanford e quella del Michgan), che mettevano a disposizione inizialmente i loro libri di pubblico dominio, per poi passare a quelli sotto copyright. Ed è qui che è stata chiamata in ballo la legge sul copyright, nonostante Google avesse dichiarato che nella biblioteca virtuale sarebbero stati inseriti i links ai siti delle case editrici. Quest'ultime hanno però obiettato che il permesso e relativi pagamenti del diritto d'autore dovesse essere chiesti direttamente a loro e non alle biblioteche. Sta nel campo del probabile affermare che l'accordo con le case editrici ci sarà, ma è chiaro che il blocco di sei mesi influirà invece sul cuore del progetto di Google, cioè lo sviluppo di software per rendere veramente friendly il video. Da dieci anni a questa parte lo sviluppo di Internet è stato esponenziale; le stime al ribasso del web parlano di oltre miliardi di «pagine» presenti nel cyberspazio. E tuttavia c'è stato un crollo dell'attenzione dei naviganti, che oramai dedicano una manciata di decimi di secondo per ogni sito che visitano. Da qui la necessità di creare programmi che catturino l'attenzione, magari riproducendo dentro lo schermo modalità consolidate di lettura, visione e ascolto che caratterizzano il libro, la televisione e la radio. Nei boatos della rete c'è chi parla di un software che riproduca su video l'operazione di sfogliare le pagine di un libro; oppure un programma che consenta di fare zapping da una home-page all'altra come se fosse una tv, mentre qualcuno è disposto a mettere una mano sul fuoco sull'esistenza di un robot che automatizza l'acquisizione digitale dei libri. Dunque, la vera scommessa di Google è di diventare la società che ha reso possibile la multimedialità su Internet, facendo così ripartire la locomotiva della net-economy. Il blocco seppur parziale della biblioteca universale avrà invece delle ripercussioni su questo «lato in ombra», ma tendenzialmente innovativo del progetto, confermando una volta di più ù ciò che viene oramai ripetuto ogni volta che il si fa click con il mouse: la proprietà intellettuale non è niente altro che uno strumento politico per governare la competitività su Internet, che sta però paralizzando il suo sviluppo