POMPEI Usano un linguaggio e tecniche di ricerca molto raffinati, si lasciano sfuggire giudizi e valutazioni che, a sentirli parlare, ti fanno pensare a storici dell'arte e archeologi professionisti. I nuovi tombaroli non agiscono quasi mai da soli, sono in contatto con i mercanti d'arte. E a Pompei hanno copiato dai Borbone anche la collaudata tecnica dello scavo per cunicoli seguendo i muri degli edifici antichi. Finendo però, inesorabilmente, per distruggere tracce preziose della vita degli antichi. Fanno ancora paura i tombaroli, nonostante i passi avanti fatti nel contrasto al traffico illecito delle opere d'arte. A partire dall'accordo stipulato nel 2001 tra il governo americano e il governo italiano che limitò l'importazione negli Usa di reperti archeologici di età classica, preclassica e imperiale, per finire alla convenzione del 2017 tra Italia e Grecia contro il traffico d'arte. «Abbiamo un patrimonio nel sottosuolo che fa sempre gola ricorda il capitano Giampaolo Brasili, del Nucleo tutela patrimonio culturale di Napoli Il calo o l'aumento degli scavi clandestini dipendono dalle condizioni del mercato illegale: noi usiamo tutte le tecniche per fermarli, dai monitoraggi aerei ai continui sopralluoghi su segnalazioni di cittadini o soprintendenze». Così, il caso della villa romana perlustrata attraverso cunicoli che partivano direttamente dal cellaio di un casale nella campagna pompeiana, dove è stato trovato per la prima volta il calco di un cavallo intero, può fare da esempio. Lo pensa il capitano Brasili («Un intervento pilota, portato avanti con l'approccio giusto da noi, soprintendenza e procura: da Pompei viene un messaggio importante», dice). Lo ripete Massimo Osanna, direttore del Parco archeologico di Pompei. «Il fenomeno preoccupa ancora confida La vicenda della villa di Civita Giuliana lo dimostra: siamo dovuti intervenire per evitare che la ricerca senza scrupoli di antichità devastasse un sito molto significativo per la storia del territorio pompeiano in età romana». Per l'archeologo che dal 2014 guida il sito più complicato del Paese «il fenomeno è abbastanza florido. E il fatto di aver trovato nei cunicoli ancora i cavi elettrici con le lampadine ci dice che non possiamo abbassare la guardia». Le foto delle anguste gallerie di Civita Giuliana consegnano un'istantanea dal mondo dei tombaroli. Piccoli, agilissimi come contorsionisti. Abili nello scavare a tre-quattro metri sottoterra budelli alti 80 centimetri e larghi una sessantina. Rivestendo le volte dei percorsi con una camicia di cemento lunga sessanta metri. Un lavoro da professionisti, in cui nulla era lasciato al caso. L'esplorazione clandestina ha preso avvio da una cisterna romana inglobata nel casale settecentesco: un foro e poi giù, metri e metri anche sotto la strada. Il sogno di ogni tombarolo. La parte bassa dell'edificio di via Civita Giuliana su cui si indaga è di epoca romana, con resti di affresco: nel Settecento fu poi costruito il casale. Nel 2017, i carabinieri decidono di intervenire. Le indagini sono in corso, condotte dalla procura di Torre Annunziata. «Se non fossimo intervenuti ha raccontato il procuratore Sandro Pennasilico scoperte importanti come quella del calco del cavallo da parata non sarebbero state possibili». Lo scavo clandestino era lo stesso già scoperto nel 2009, ma allora non si raggiunse l'obiettivo di fermare lo scempio. Nonostante gli autori fossero stati denunciati. «Non ci fu il giusto grado di sintonia», spiega Brasili. Le immagini del calco del cavallo da parata da Pompei ha detto il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini due giorni fa hanno fatto il giro del mondo. Dallo scavo, una novità: è stato individuato lo scheletro di un terzo cavallo (il secondo era stato danneggiato dai tombaroli). Gli animali avevano le briglie, forse erano pronti a essere utilizzati per lasciare la villa, in quell'agosto del 79 dopo Cristo, mentre il Vesuvio eruttava. Massimo Osanna sogna ora di espropriare tutta l'area e di portare alla luce l'intera villa. Ci deve essere ancora la ricca parte residenziale che, sul modello della notissima Villa dei Misteri, potrebbe conservare affreschi straordinari. Come quel terzo dell'area archeologica ancora non scavata. Tesori e reperti come quelli che stanno venendo fuori nello scavo del "cuneo" in corso nella Regio V. O come lo scheletro di bambino rinvenuto di recente nelle Terme centrali. «Pompei non finirà mai di stupire», dice Osanna, mentre guarda il calco del cavallo da parata nella stalla della villa di Civita Giuliana.
la Repubblica
12 Maggio 2018
La sfida tra archeologi e tombaroli per i tesori nascosti di Pompei
AN
Antonio Ferrara
la Repubblica
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Bene culturale
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