Sembra essere proprio quella piccola croce, quasi invisibile, nella parte inferiore della Resurrezione dell'Accademia Carrara appena attribuita al grande Andrea Mantegna, a fare la vera, definitiva differenza, «a rendere dunque assai credibile l'attribuzione». Anche secondo lo storico dell'arte e docente Carlo Bertelli, già sovrintendente dal 1978 al 1984 a Milano e Lombardia occidentale, il segreto e la firma della Resurrezione sembrano nascondersi in quella croce: «Effettivamente appare impressionante la continuità di quella croce, una continuità anche "di fede" tra due episodi della vita di Cristo come la Resurrezione e la Discesa al Limbo, con un'opera oltretutto da sempre conosciuta e importante nell'intera vicenda artistica di Mantegna come la Discesa al Limbo già nella collezione di Barbara Piasecka Johnson, un'opera fondamentale». D'altra parte lo stesso Bertelli conosceva bene l'esistenza di quella Resurrezione, «ma non l'avevo mai vista, perché finora era sempre rimasta confinata nei depositi dell'Accademia Carrara». Come Bertelli conosce altrettanto bene il (grande) valore di uno studioso come Keith Christiansen. Pur aggiungendo: «Un altro importantissimo storico come Giuseppe Fiocco aveva però a suo tempo definito la Resurrezione come "opera mediocre di Francesco, figlio di Andrea"». A convincere ulteriormente Bertelli ci sono comunque caratteri strutturali e stilistici della Resurrezione: «Le dimensioni della tavola, e il taglio delle rocce e della pietre è assai simile alla Madonna delle Cave, piccola tempera su tavola di Andrea Mantegna, databile al 1488-1490, e oggi conservata agli Uffizi. Così come la figura del soldato dormiente ricorda un'altra Resurrezione di poco anteriore, quella di Piero della Francesca» (oggi al Museo Civico di Sansepolcro). Allora è proprio Mantegna? «Difficile giudicare e fare attribuzioni senza vedere un quadro da vicino, però le similitudini sono davvero impressionanti». Ma c'è qualcosa che non la convince? «Il soldato sulla destra, quello sveglio, la sua posa è molto nuova. Almeno per Mantegna».