Gli affreschi sono affiorati durante il restauro dell'Antegnati. Ma ora salgono i costi dei cantieri Carnale, visionario, maledetto e anti-classico, il genio che ha ossessionato Pasolini e Testori era nascosto dietro le canne del contrabbasso: dato per disperso e dimenticato persino dai feticisti del Cinquecento, il Romanino perduto è riaffiorato in Duomo Vecchio. La sua corte di musicanti affrescati dalla base al timpano è emersa durante il restauro dell'organo Antegnati, in questi messi sottoposto a un delicato intervento chirurgico: ora è intrappolata dietro assi accatastate e ponteggi, ma la Soprintendenza sta già pensando al restauro. Tracce di quegli affreschi, in cui apparirebbe un autoritratto dello stesso artista, si trovavano nelle note a piè di pagina del catalogo scritto da Bernardino Faino nel Seicento: nonostante questo, i musicanti vennero dati per dispersi, nessuno andò a cercarli. Sulla scoperta, la Diocesi, che ha giurato religioso silenzio in attesa di spifferare tutto in una conferenza stampa, non dice una sillaba, ma i massimi esperti del Romanino sono in attesa di confermare l'attribuzione. Intanto, è stato posticipato a data da destinarsi il debutto dell'organo: il restauro avrebbe dovuto essere presentato con un concerto a fine settembre, ma il ritrovamento degli affreschi rallenterà le operazioni di maquillage. Ci sono anche scocciature tecniche da risolvere: per esporre al culto dei fedeli i musicanti bisogna spostare i mantici dell'Antegnati altrove, cercando un nuovo spazio. Altro problema, i preventivi: se per sistemare le corde sfilacciate, le canne affette dal cancro dello stagno, le cinghie slabbrate e la cantoria divorata da insetti assassini ci sono voluti 260 mila euro (raccolti anche dal Fai), ora i costi salirebbero a 400 mila. La chiamata alle arti (e ai bonifici) già pubblicata sulle livree di autobus e metrò e in post virali all'inizio del restauro dell'Antegnati dovrà essere rivista a rialzo.