«Non chiamateci custodi». Come cambia il ruolo di guardiani nei musei civici di Milano: dalla cura delle opere alle visite guidate con i turisti fino alla partecipazione a conferenze e convegni sull'arte. Non solo sorveglianza, aumentano le competenze. Non chiamateli custodi. Per gli addetti alla vigilanza dei musei civici milanesi la definizione tradizionale non basta più e andrebbe aggiornata con un neologismo. I loro compiti sono infatti più ampi della sorveglianza e comprendono la movimentazione e la pulizia tecnica delle opere, il controllo dei terminali di sicurezza, l'accoglienza del pubblico e persino conferenze di storia dell'arte e visite guidate. Giovedì scorso, per esempio, Luca Tosi, 38 anni, ha tolto la divisa d'ordinanza e si è seduto in cattedra, nella sala Weil Weiss della Biblioteca Trivulziana, per tenere una lezione aperta al pubblico sul tema «Riflessi del motivo leonardesco della Sala delle Asse nelle arti dei primi decenni del Novecento». E prossimamente sarà lui a sostituire il direttore Claudio Salsi, impossibilitato a partecipare, a un convegno a Lisbona in preparazione del cinquecentenario della morte di Leonardo. Luca, infatti, non è solo laureato in storia dell'arte a Padova e specializzato a Milano, ma sta portando a termine un dottorato proprio sulla leonardesca Sala delle Asse. «È stato assunto nel 2016 con un concorso che è uno spaccato dell'Italia di oggi: a presentarsi non ci sono più solo diplomati, ma anche candidati con competenze molto alte», racconta Anna Maria Maggiore, direttore valorizzazione area patrimonio artistico e sicurezza. «All'inizio avevo un po' di timori, ma invece l'arruolamento di queste forze di alto profilo ci ha indotto a formare di nuovo anche la vecchia guardia, per esempio con corsi di inglese di livello differenziato cui tutti partecipano, e l'integrazione funziona molto bene». Il concorso del 2016 si era addirittura svolto al Filaforum per far fronte alle 4 mila iscrizioni arrivate per competere su un solo posto, trasformato poi in 21 assunzioni a tempo indeterminato. La prima classificata fu Elena Marchiol, 34 anni, friulana, laureata a Milano. La specializzazione in «conservazione e tecniche di diagnostica» l'ha spedita dritta al Mudec dove l'eterogeneità delle raccolte extraeuropee sembrava fatta su misura per il suo curriculum di studi. «Al Mudec racconta guido le visite ai depositi nell'ambito di "Aperti per voi". Sono frequentate da un pubblico particolarmente appassionato e io racconto i segreti della conservazione». Tutt'altro percorso, invece, quello di Roberto Marchio, 48 anni. Dopo undici anni al Crematorio del Comune, ha chiesto un trasferimento, ha fatto la formazione per diventare custode e anche il corso di guardia giurata ed è stato proprio lui, un anno e mezzo fa, a sventare un tentativo di intrusione all'interno del Museo del Novecento bloccando il malintenzionato. Gestisce gli impianti della sala di controllo e dentro il museo passa anche molte notti a settimana, ma non gli pesa: «Siamo un bel gruppo affiatato di 15 persone. Colleghi al lavoro e amici fuori». L'organico dei musei civici di Milano, compresi il Pac e Palazzo Reale, conta 237 custodi di cui 36 guardie giurate. Lo stipendio va dai 1.200 ai 1.600 euro netti cui si possono aggiungere indennità e straordinari. Il responsabile di tutti loro è Francesco Dodaro: «Fra la vecchia guardia e i nuovi assunti c'è sinergia racconta . I più anziani hanno una grande esperienza sul campo, anche su come trattare con il pubblico; i secondi hanno una preziosa formazione umanistica. Vogliamo valorizzare le capacità di ciascuno e anche la fidelizzazione al museo come nel caso di Elena al Mudec o di Luca al Castello». Nessuno dei due ha avuto paura di buttare la laurea alle ortiche. «Ho compagni di università che invece sono ancora a spasso», rivela Luca. Sia lui che Elena cercavano la stabilità economica e nello stesso tempo la possibilità di continuare ad occuparsi di arte e infatti si stanno preparando a un concorso per il ruolo di coordinatore responsabile di più musei. Le possibilità di carriera non mancano: l'architetto Walter Palmieri faceva il custode quando l'allora direttrice del Castello Alessandra Mottola Molfino gli affidò il rinnovamento delle sale. Ora fa l'architetto a tempo pieno e in questi giorni un suo magnifico allestimento si può ammirare alle Gallerie d'Italia. Anche la responsabile delle raccolte d'arte al Comune, ora in pensione, era partita dal ruolo di custode. Non stupitevi, quindi, se all'info point del Castello vi accoglie un custode che parla quattro lingue.