Il mercato ittico progettato da Luigi Cosenza oggi è chiuso e soffocato da una vera bidonville. L'edificio, nella zona portuale, aveva ospitato performance di arte contemporanea. Napoli. In una sera di febbraio del 2010 il Mercato Ittico progettato da Luigi Cosenza, zona est di Napoli, si animò della spettacolare performance di Vanessa Beecroft, con cinquanta modelle completamente nude e dipinte di nero. L'artista era stata attratta dalla «purezza architettonica del capolavoro di Cosenza», come dichiarò all'epoca. E aveva deciso di ambientare qui la sua opera. L'edificio era già stato, in passato, oggetto di interesse come possibile sede del museo di arte contemporanea. Lo aveva indicato la gallerista Lia Rumma, e non a caso un fotografo della sua scuderia, Thomas Ruff, vi aveva realizzato un intenso reportage. Il Mercato Ittico potrebbe diventare altro, ora che ha smesso di ospitare i banchi del pesce, sua prima destinazione. È uno degli immobili messi in vendita dal Comune di Napoli, insieme alle Terme e all'Ippodromo di Agnano, per risanare il buco in bilancio e pagare la sanzione di 85 milioni di euro stabilita dalla Corte dei Conti. Che sorte toccherà dunque a questo gioiello progettato da Cosenza negli anni Trenta? Intanto è vuoto, con le porte sbarrate e l'immondizia intorno. E mentre a Torino, tanto per fare un esempio, negli spazi industriali nascono e prosperano le Ogr, Officine grandi riparazioni, oggi tempio della musica e dell'arte, da noi non partono né riconversioni degli spazi dismessi né gentrificazione di alcun tipo. Le periferie languono, le Vele si avviano verso l'abbattimento perché non è stato possibile recuperarle. E uno dei pochi, magnifici esempi di architettura contemporanea in città è ridotto a baraccopoli. A viverci sono in poche decine di persone, una ventina di uomini di colore, alcuni molto giovani, e qualche donna dell'est che ha perso il lavoro di badante e non sa dove andare. Le condizioni sono assolutamente disperate, di gran lunga peggiori di quelle dei barboni sotto i portici cittadini o nella stazione. Davanti al Mercato Ittico, una manciata di sfortunati vivono letteralmente immersi nei rifiuti, non c'è soluzione di continuità tra il cumulo di immondizia e le misere masserizie di chi fa di quel luogo la sua casa. I materassi sono stesi più o meno in mezzo alla spazzatura, qualche fornello di fortuna brucia rifiuti e produce diossina. Unico segnale di dignità umana, i panni stesi ad asciugare che qualcuno evidentemente ha lavato, anche se acqua e servizi non ce ne sono. A occuparsi di questi senzatetto sono alcuni volontari della comunità di Sant'Egidio, tra cui Silvana che racconta: «Ho chiesto al Comune almeno di effettuare la derattizzazione, è assurdo che le persone dormano in mezzo ai topi. Il fatto è che è molto difficile trovare per loro una collocazione, un posto per dormire. Sto provando alla Tenda, alla Sanità, o al dormitorio pubblico, ma ci sono lunghi elenchi, non è facile. Alcuni ragazzi che si trovano qui al Mercato Ittico sono usciti dai centri di accoglienza e non sanno dove andare. Altri vendono fazzolettini ai semafori o fanno i lavavetri. Ci sono anche delle coppie che non vogliono separarsi e per i quali quindi è ancora più difficile trovare qualcosa. E c'è una donna di sessant'anni, ucraina, che non ce la fa proprio più a vivere in quelle condizioni». Il degrado salta agli occhi e in particolare a quelli degli addetti ai lavori che amano l'architettura di Cosenza. È il caso dei tre soci di Vulcanica, autori del poco lontano e pluripremiato edificio Brin69, che raccontano: «Percorriamo quotidianamente Napoli alla ricerca di idee, per conoscerla sempre di più e per progettarla con consapevolezza. Siamo costretti a conviverci, ma non vogliamo abituarci al degrado e di fronte a una scena così la coscienza di cittadini e di architetti ha un drammatico sussulto: una delle più belle architetture moderne d'Italia, inspiegabilmente chiusa e poi abbandonata, oggi accoglie sotto un'ala donne e uomini disperati in una condizione inverosimile. Uomini e pietre, architettura e vita, ridotti a scarti; migliaia di occhi che non vedono gli passano accanto senza pietà, sembra una scena ben costruita di un film del terrore invece è un capitolo tragico di una città bellissima che non sa riconoscersi». Ma il film potrebbe avere una conclusione ancora peggiore, con i senzatetto sfrattati senza che gli sia offerta alcuna possibilità di vita civile. E il Mercato Ittico abbandonato al suo destino.
Corriere della Sera
15 Maggio 2018
Napoli, mercato ittico. Ospitò Beecroft. Oggi è soffocato dalla bidonville
MI
Mirella Armiero
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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