L'istituto di Architettura e il progetto di «far scoprire tutti i tesori» della città eterna Amedeo Schiattarella, dopo aver fondato nel 2002 la Casa dell'Architettura, è stato adesso nominato alla guida dell'InArch, l'Istituto nazionale di architettura del Lazio. Un progetto è già nato: un'applicazione per i telefonini dove siano catalogati tutti gli edifici della città e i loro architetti: «Per fare in modo - spiega - che cittadini e turisti possano riconoscere case e palazzi di tutta la capitale». Sogna la «rinascita economica romana su basi solide». Amedeo Schiattarella, dopo aver fondato nel 2002 la Casa dell'Architettura, è stato adesso nominato alla guida dell'InArch, l'Istituto nazionale di architettura del Lazio. Lo vuole rilanciare con i costruttori in una nuova joint venture: «Vogliamo creare un grande sodalizio - spiega -. Per dare un segnale molto forte abbiamo unito anche le sedi. Insieme vogliamo trovare attività positive e utili al rilancio della capitale». Così il nuovo consiglio di amministrazione è stato aperto non solo ai progettisti ma «a tutte le nuove forze imprenditoriali ed economiche, con ambiti professionali anche diversi». Un progetto è già delineato. Un'applicazione per i telefonini dove siano catalogati tutti gli edifici della città ed i loro architetti: «Per fare in modo - spiega - che cittadini e turisti possano riconoscere case e palazzi con una breve descrizione, con l'anno di costruzione, il nome di chi l'ha progettato e l'impresa che l'ha costruito». Una grande mappa di quanto è edificato nella capitale, e l'esempio di quanto sia importante questa applicazione gli viene spontaneo: «In viale Libia - spiega Schiattarella - c'è un edificio progettato dallo studio di Amedeo Luccichenti: è bellissimo, ma nessuno lo nota». Inoltre incontri periodici aperti ai cittadini sulla storia dei quartieri e le loro origini, «perché si innamorino della zona dove abitano e della città». Ma al di là di questa iniziativa la domanda di fondo che Amedeo Schiattarella si è posto nell'accettare la presidenza dell'Inarch è: «Roma è vitale o no?». La risposta è stata: «È molto vitale nonostante tutto. Ci sono straordinarie forze all'interno di questa città che continuano a lavorare in modo efficace. Ci sono potenzialità per attrarre grandi capitali internazionali». La sfida è quindi quella di «capire quali sono queste potenzialità e metterle in rete: per poi proiettarle verso un obiettivo comune che va costruito insieme». Quindi per reinventarsi una «nuova civitas», così la definisce, e per ridare alla città una nuova dimensione internazionale punta su quello che c'è già. «Basta pensare a quanto c'è intorno lo stadio Flaminio, dal Maxxi a Valle Giulia, dagli istituti culturali stranieri all'Auditorium, al Palazzetto dello Sport: messi in rete sarebbero uno dei più grandi poli internazionali della cultura. Solo che l'uno non dialoga con l'altro». Altro esempio: l'Eur e i suoi tanti musei, quasi sconosciuti. «Qui va costruito un progetto condiviso, culturale e politico». E accanto le grandi e piccole realtà che dimostrano come la città non sia ferma: «Penso a una galleria come "Volume", che il neurochirurgo Francesco Nucci ha già trasformato in luogo della cultura internazionale». Passando poi ai grandi temi dibattuti del momento, per la «rigenerazione urbana» secondo Amedeo Schiattare servono «qualità e regole»: «Oggi esistono leggi - conclude - non sempre chiare che permettono interpretazioni "larghe", e in quelle maglie è possibile inserire dei peggioramenti...».