Claudio Bocci Direttore Federculture La convinta adesione del presidente della Regione, Vincenzo De Luca, alla proposta di introdurre Zone Economiche Speciali per la cultura apre inedite prospettive per una nuova qualità dello sviluppo per Napoli e per l'intera Campania. Sarà importante, però, inquadrare la misura in innovative politiche pubbliche. Le buone pratiche che si stanno sperimentando a livello internazionale, riportate anche nell'intervento della presidente del Museo Madre, Laura Valente, dimostrano, infatti, che gli investimenti nelle industrie creative non sono casuali ma frutto di consapevoli scelte politiche che guardano al futuro. Ciò che occorre comprendere, infatti, è che nell'era della rivoluzione digitale e dell'economia della conoscenza, la cultura rappresenta la «infrastruttura» strategica intorno a cui costruire politiche pubbliche di sviluppo, purché integrate tra diversi livelli istituzionali e tra pubblico e privato. È questo, infatti, lo scoglio più rilevante da superare: far comprendere ai decisori politici di ogni livello che investire in cultura significa favorire la crescita di nuove imprese e di nuova occupa-zione. Secondo le ricerche piu' accreditate, il valore del sistema culturale e creativo il Italia è di quasi 90 miliardi di euro che, grazie ad un moltiplicatore stimato di 1,8, genera a sua volta altri 160 miliardi di fatturato, con un'occupazione complessiva di 1.500.000 addetti e più di 400.000 imprese. Ne deriva che il sistema culturale e creativo contribuisce complessivamente al 17 del Pil nazionale. Una cifra importante che, forse, meriterebbe l'implementazione di una vera e propria politica «industriale» per lo sviluppo economico e la crescita di nuova occupazione. In un'economia che a livello globale si smaterializza e in cui assumono crescente importanza «valori simbolici», porre la cultura al centro delle politiche di sviluppo avrebbe il merito di attribuire un enorme vantaggio competitivo al nostro paese, con importanti effetti anche sulla coesione sociale. In questa prospettiva, la Regione Campania potrebbe porsi all'avanguardia di un innovativo percorso di policy pubblica in cui tutte le competenze assessorili (sviluppo economico, infrastrutture e trasporti, politiche sociali, risorse agricole, ricerca, università e scuola, ecc.), utilizzando coerentemente anche le competenze amministrative concorrenti sulla valorizzazione delle risorse artistiche e sul turismo, lavorino ad una innovativa politica di sviluppo a base culturale. Si tratta, cioè, di promuovere una politica unitaria per lo sviluppo a trazione culturale di cui si avvantaggerebbe il sistema delle imprese e che favorirebbe la creazione di nuovi bacini occupazionali ad alta intensità di competenze. In considerazione della rilevanza del tema, in occasione dell'Anno Europeo del Patrimonio Culturale, sarebbe auspicabile convocare a Napoli, magari in collaborazione con la Commissione Europea e con il Dipartimento Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio, gli Stati Generali dell'industria creativa, con l'obiettivo di identificare politiche e prassi in grado di ingaggiare, su iniziative condivise, le Istituzioni, le imprese private e il Terzo Settore. Peraltro, proprio a questi temi sarà dedicata la prossima edizione di Ravello Lab che, sin dal 2006, Federculture e il Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali promuovono sulla Costiera Amalfitana per coniugare correttamente il rapporto cultura e sviluppo e a cui, non a caso, guarda con attenzione anche Confindustria. Direttore Federculture
Corriere della Sera
13 Maggio 2018
Campania. Le (inedite) prospettive che si intravedono grazie alle Zes della cultura
CL
Claudio Bocci
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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