Un protocollo di Soprintendenza e Comune lo vieta, ma pochi lo rispettano: pietre d'Istria sostituite e cemento invece della malta I masegni tagliati con il flash e la sega elettrica. Vietato, vietatissimo. Ma sempre più diffuso. La città cambia pelle, e il provvisorio diventa definitivo. I lavori nei sottoservizi, per la fibra ottica ma anche per le condutture di Gas, Telecom ed Enel stanno rivelando un universo di lavori spesso non autorizzati e non conformi ai protocolli in vigore. L'ultimo episodio riguarda la movimentazione degli antichi masegni. Che non vengono sollevati a mano, ma spesso tagliati lungo le giunture con strumenti elettrici. Una tecnica vietata da anni. Quando Comune e Soprintendenza avevano sottoscritto insieme alle aziende interessate e al Magistrato alle Acque un Protocollo di intesa per disciplinare gli interventi sulla pavimentazione. Ogni intervento doveva essere concordato, dalla scelta dei materiali ai tempi, sotto la diretta sorveglianza della Soprintendenza. In presenza di lavori le aziende del gas, della luce, del telefono erano invitate ad agire insieme. Ma di quel protocollo si sono perse le tracce. Sono sempre più evidenti le tracce definitive lasciate in città dai lavori del sottosuolo. Al posto dei vecchi tombini ci sono grandi fosse in cemento, ricoperte da pietre e metallo. La pietra d'Istria e i masegni vengono spessi sostituiti con materiali diversi. «Cerchiamo di controllare», dicono in Comune all'assessorato ai Lavori pubblici. Ma i lavori vanno più veloci dei controlli. Sono decine i rappezzi ben visibili nelle calli e nei campi, ma anche nelle strade di grande percorrenza pedonale come Strada Nuova. Proteste e segnalazioni. Ma tutto va avanti come prima. Eppure molti di questi lavori risulterebbero non conformi al regolamento edilizio e, appunto, al protocollo d'intesa. Un problema che si allarga. Con le antiche lastre in trachite spesso rimosse e sostituite con pietre squadrate. L'effetto è imbarazzante. E l'antica pavimentazione della città un pezzo alla volta lascia il posto a un «patchwork». Invece dei masegni spessi anche 20 centimetri le lastre di pietra di soli 3-4 centimetri. I vecchi masegni invece di essere restaurati con martello e scalpello vengono rimossi con tecniche invasive. Spesso si rompono e poi vengono gettati in discarica. Oppure portati altrove. Risultato è che la pavimentazione di Venezia sta cambiando faccia giorno dopo giorno. La Soprintendenza promette controlli. Ma l'impresa a questo punto risulta ardua. «Bisognerebbe rimuovere uno ad uno tutti quei tombini che nulla hanno a che vedere con la tradizione veneziana», dice un esperto del settore. E si tratta ormai di un'emergenza. Le ditte incaricate di posare la nuova fibra ottica, ma anche quelle per la manutenzione dei sottoservizi, utilizzano sempre più spesso strumenti elettrici non consentiti. Anche la «fughe» dei masegni, cioè gli spazi tra una pietra e l'altra, vengono spesso riempite con il cemento invece che con la sabbia (sotto) e la malta. Uno sfregio. Un esposto alle autorità, al Comune, alla Soprintendenza e alla procura, è stato annunciato dalle associazioni per la tutela del territorio a partire da Italia Nostra.
La Nuova Venezia
10 Maggio 2018
Lo sfregio a Venezia, masegni tagliati con il flessibile
AL
Alberto Vitucci
La Nuova Venezia
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Bene culturale
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