«Il tempio che si trova sotto la Stazione Duomo? L'hanno tagliato in due. I problemi iniziano tutti da lì». Massimiliano Fuksas ha le idee chiare. Il suo atto di accusa alla metropolitana di Napoli, affidato a un'intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno , ha un seguito. Non solo la Stazione da lui progettata è stata modificata senza il suo permesso, ma l'architetto parla anche di «danni al patrimonio culturale». Massimiliano Fuksas ha le idee chiare. Il suo atto di accusa alla metropolitana di Napoli, affidato a un'intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno , ha un seguito. Non solo la Stazione da lui progettata è stata modificata senza il suo permesso, ma l'architetto parla anche di «danni al patrimonio culturale». Di che si tratta? Risale al 2003 l'inizio dello scavo in piazza Nicola Amore, mentre un anno dopo sono stati ritrovati i resti di un edificio pubblico di età augustea, una fontana con graffiti e l'ingresso del Gymnasium, con colonne, frammenti del frontone e parti del pavimento a mosaico, nonché la struttura muraria di una scalinata. Infine, durante la realizzazione delle paratie strutturali, viene rinvenuta la prima metà del podio del tempio. «A oggi è l'unica parte visibile, perché il tempio è stato troncato in due e la seconda parte non è stata mai riportata alla luce», spiega Fuksas. Nel 2004 l'architetto presenta il progetto preliminare, che prevede il completamento degli scavi per far riemergere la seconda porzione di tempio. L'accesso ai treni è studiato con un sistema di scale mobili, quelle stesse che oggi sono state sostituite da ascensori. «La verità è che non hanno mai avuto intenzione di tirare fuori la seconda parte dell'edificio. E nemmeno volevano che noi venissimo a controllare i lavori. Allo Studio Fuksas siamo abituati a seguire fino alla fine la realizzazione delle opere, come è accaduto per esempio nell'aeroporto di Shenzen, concluso in tre anni. Solo qui il lavoro va avanti da più di dieci e anni e i committenti nemmeno vogliono il nostro parere». Nel 2012, intanto, Fuksas progetta una variante del disegno originario, su richiesta della metropolitana. Si introduce la deviazione del traffico sul lato sud di via Duomo per ricavare un'area pedonale ed è sempre previsto il completamento degli scavi archeologici. Un anno fa ripartono le attività del cantiere che era stato bloccato dalla sovrintendenza e i committenti decidono di aprire una prima parte della stazione entro il marzo 2019 per non incorrere nella revoca del finanziamento. Per questo vengono inserite nel piano alcuni lavori temporanei. Ma il progetto in corso di realizzazione «risulta diverso dal progetto esecutivo dello Studio Fuksas: la cupola vetrata e l'assetto viario sono stati modificati ed entrano in conflitto con il progetto originale». E la parte di tempio sepolta resta sotto terra. Conclusione: Fuksas diffida legalmente la metropolitana. Ma non accade nulla, i lavori vanno avanti. Sarà, come dice «Il Mattino» in un articolo pubblicato ieri, una questione di soldi? L'archistar vuole un aumento del compenso? «Ma che assurdità!» replica Fuksas. «Se ritiro la firma è per una questione professionale, non la lascerei nemmeno se mi pagassero centomila euro in più. Lo ha capito bene un collega che io stimo molto, Francesco Venezia, intervistato dal Corriere». «È naturale però», prosegue, «che se mi chiedono una variante me la devono pagare. Ho realizzato già diversi progetti gratuiti e so che spesso vengono sprecati, come mi è accaduto per i Fori Imperiali a Roma, ai tempi del sovrintendente La Regina. Il progetto è stato accantonato e un grande e prezioso plastico in terracotta regalato per una mostra al Colosseo è stato addirittura rottamato senza dirci nulla. Ne ho abbastanza di queste vicende». Ma non saranno solo piccolezze le varianti al progetto napoletano? «No, non si tratta di pochi centimetri. Il progetto è stato davvero stravolto».