Caro Schiavi, vedo che spesso i lettori ripropongono la questione del Cavallo di Leonardo. Effettivamente la posizione attuale anche a me non sembra condivisibile poiché priva Milano di un simbolo. Oltretutto fu anche uno sgarbo al donatore di allora, un ex aviatore americano, che si impegnò nella raccolta fondi per l'esecuzione ed il trasporto per donare questa opera alla città che forse non la gradì più di tanto, considerandola «un'americanata». Non so se sarà ancora possibile spostarla, come io mi augurerei per dargli una sede più visibile. Nel 2007, come Soprintendente, inviai al sindaco Moratti e all'assessore Sgarbi una lettera che suggeriva una migliore collocazione. Il tema resta attuale. Caro Artioli, ricordo la sua lettera e anche un incontro del Comitato per il Cavallo di Leonardo con il sindaco Moratti e l'assessore Sgarbi. Si parlò di collocazione nel cortile del Castello, nel piazzale della Stazione, davanti al museo della Scienza e della Tecnica. Sgarbi decise di collocarlo dietro al Castello, per evitare polemiche su un falso (ma anche il Castello lo è). Ma il Gran Cavallo è rimasto dove lo hanno confinato, pensando più a un ippodromo che a Leonardo. Potrebbe avere un senso anche lì, creando quel percorso turistico che non c'è mai stato. La società dell'ippodromo si è impegnata a fare questo. Ma il tempo stringe. Il 2019 è l'anno di Leonardo. Si dovrà dire campa Cavallo? Carlo Schiavi