«Non si pensi a casi isolati, il numero di furti di questo tipo in Italia è impressionante» dice Tomaso Montanari, docente e storico dell'arte. Pensa che sia in corso un saccheggio? «A Napoli, dove insegno, le chiese sono chiuse a tutti dopo il terremoto, fuorché ai ladri. Ma i furti sono trasversali da nord a sud. Le chiese sono più vulnerabili, come dimostra il furto del Guercino a Modena, tuttavia nel caso di questo ladro bolognese è sconcertante che i quadri siano spariti da pinacoteche». Le opere d'arte non sono sufficientemente protette? «Quando si continua a tagliare il personale per anni da parte dei governi di destra e di sinistra, va a finire che la sorveglianza ne risente. Ma almeno si investisse sulla tecnologia». Secondo lei anche quella è carente? «Temo che se si facesse una disamina dell'efficienza dei sistemi di sicurezza, ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli. Dire che risulterebbero obsoleti è un eufemismo. È un altro aspetto di come i tagli abbiano inciso sulla salvaguardia del patrimonio artistico». C'è anche un problema di gestione di queste istituzioni? «Il ministro Dario Franceschini ha creato trenta super musei, quelli a maggiore visibilità ed economicamente più redditizi, concentrando lì le risorse, lasciando però scoperti tesori "minori" che minori non sono. Anzi, su di essi occorrerebbe spendere energie e risorse. La pinacoteca di Bologna ha un valore altissimo, ma è trattata come "minore". Bisognerebbe rendersi conto che non ci sono solo gli Uffizi, Brera o Capodimonte, ma un patrimonio altrettanto prezioso sul quale investire». E invece... «Invece si arriva al paradosso che i ladri dimostrano più cura e attenzione verso l'arte rispetto alle istituzioni. Si parla dei furti di opere solo quando accadono fatti eclatanti. È allora che si illumina un fenomeno di grande dimensione che però è incognito ai più. Quasi bisogna essere grati al ladro bolognese perché ci permette di parlare di questa piaga e di esposizioni o quadri singoli che sono stati relegati ingiustamente nell'ombra». Lei quale soluzione suggerisce per riportarle all'attenzione? «Non penso a una brutale messa a reddito, bensì a una crescita culturale che vada di pari passo ad una crescita economica. Vuol dire far conoscere alle persone che normalmente non si avvicinano alle esposizioni i tesori che esistono, per esempio, nelle collezioni comunali d'arte. Ma bisognerebbe altresì investire in personale qualificato capace di guidare e spiegare. Quanti laureati in storia dell'arte vanno a fare i pizzaioli all'estero? Se aumentano i visitatori, aumenta anche l'indotto economico. Ma spesso i musei vengono vissuti solo come passività».