Di che cosa stiamo parlando Diventa un caso il via libera concesso un anno fa dal Comune alla costruzione di un parcheggio da 250 posti sotto a villa Boncompagni Ludovisi dove si trova il Casino dell'Aurora. Il cantiere era stato giustificato con la necessità di lavori per salvare il gioiello. Fai e Italia Nostra sono sul piede di guerra e chiedono con insistenza di fermare le ruspe Sì al restauro dei dipinti, no a lavori di consolidamento non necessari: gli unici pericoli statici per il prezioso Casino Ludovisi, altrimenti detto Villa Aurora, deriverebbero dalla costruzione del sottostante garage, oggi al centro di polemiche e proteste. Altrimenti, a quanto affermano due perizie redatte da ingegneri e restauratori, depositate al Tar del Lazio da uno dei proprietari, l'edificio è stabile e presenta la sola necessità di restaurare gli affreschi del Guercino "deteriorati per cause rimosse dalla proprietà dieci anni fa, e da allora non peggiorati". Il ricorso è stato presentato contro il provvedimento con cui la Soprintendenza ha imposto alla proprietà anche imprecisate opere di consolidamento statico dell'edificio. Dai nuovi documenti, si evince che soltanto qualora si dovesse procedere agli scavi per la realizzazione del parcheggio, già autorizzato da Soprintendenza, Mibact e Comune di Roma, allora sì, " dovrebbero essere realizzate previamente nel sottosuolo del giardino della villa imponenti opere paratie e panificazioni invasive per salvaguardare la statica". Dalla sua, la Soprintendenza non ha mai prodotto perizie che confermassero l'instabilità della villa. Dichiarava ieri a Repubblica il soprintendente Francesco Prosperetti: «L'Amministrazione ha facoltà di imporre la conservazione di un bene senza dover dimostrare niente. Sta ai proprietari produrre documenti in caso di contestazione». La vicenda, che ha suscitato l'indignazione di associazioni come Italia Nostra e Fai, ruota attorno a un progetto da 12 milioni di euro concepito nel 2011 dal proprietario, il principe Nicolò Boncompagni Ludovisi ( scomparso due mesi fa), assieme all'ingegner Giovanni Farrocco e al suo socio del tempo, l'ambasciatore Umberto Vattani, decisi a realizzare sotto la villa storica un parking multipiano e, in seguito, un centro commerciale. Di fronte al categorico no della Soprintendenza, il principe era ricorso al Tar, che gli aveva dato ragione per presunti vizi di motivazione. Impugnato il parere al Consiglio di Stato, la Soprintendenza aveva quindi ottenuto conferma del proprio veto. La sentenza però apriva alla possibilità di valutare, in caso di bisogno, soluzioni che coniugassero le necessità finanziarie dei proprietari e la tutela del bene. In seguito il responsabile di quartiere per la Soprintendenza, l'ingegner Claudio Baldani, firmava il nulla osta alla costruzione del garage e, al contempo, obbligava la proprietà a opere di ristrutturazione, anche statica, da realizzare con parte dei proventi dell'affare. Dai contratti sottoscritti fra venditore, Farrocco e partner, e un candidato acquirente, i 12 milioni della vendita risulterebbero divisi in parti uguali: 4 destinati al proprietario, 4 ai secondi per essersi " occupati del rilascio del permesso di costruzione", mentre gli ultimi 4 rimarrebbero nelle mani del compratore, nonché costruttore del garage, il quale si impegnerebbe a eseguire i restauri. Con quali garanzie dell'effettivo utilizzo delle risorse? Ribatte Prosperetti: « Non spetta alla Soprintendenza vigilare sull'uso e la destinazione di fondi privati. Le nostre competenze riguardano tutela, conservazione, restauro e valorizzazione». Ma è proprio riguardo la corretta assoluzione di tali compiti che insorge Italia Nostra. « Il placet istituzionale al parcheggio multipiano va contro qualsiasi ragionevolezza per la conservazione dello straordinario bene - dice Vanna Mannucci, vicepresidente della sezione di Roma - e contro ogni principio di tutela dal traffico del Centro Storico » . In una zona dove, tra l'altro, esistono già parcheggi di notevoli dimensioni. Aggiunge Mannucci: « Il Parking Ludovisi è adiacente a Villa Aurora. Come si può sostenere che, in termini idrogeologici, la fragilità del sottosuolo romano sopporti due garage adiacenti nella stessa collina? Siamo indignati e valuteremo l'ipotesi di adire a vie legali».