L'Italia non ha ancora un quadro normativo per le Eredità immateriali. Il Registro istituito in Sicilia è all'avanguardia ed è perfettamente in linea con le indicazioni dell'Unesco. L'istituzione del Registro delle Eredità Immateriali di Sicilia (REI) e del relativo Programma Regionale di valorizzazione, rappresenta un fondamentale passo avanti nel percorso «Identità è Futuro», individuato dall'Assessorato dei Beni Culturali, Ambientali e della Pubblica Istruzione della Regione Siciliana. Come definito dall'UNESCO, le Eredità Immateriali riguardano le «tradizioni orali ed espressioni, compreso il linguaggio come veicolo del patrimonio culturale immateriale, le arti dello spettacolo, le pratiche sociali e rituali, gli eventi festivi, le conoscenze e pratiche concernenti la natura e l'universo, i saperi legati all'artigianato tradizionale». Si tratta dunque di un patrimonio che si trasmette oralmente di generazione in generazione, esprime un senso di continuità storica e costituisce un elemento essenziale dell'identità culturale della Sicilia o di una sua comunità. Evidentemente le Eredità Immateriali, per la loro natura effimera, sono particolarmente vulnerabili ed è indispensabile che esse siano salvaguardate, valorizzate e poste al centro delle politiche culturali regionali, per trasformarsi anche in risorsa per lo sviluppo sociale, economico e culturale della nostra isola. Noi tutti sentiamo l'amarezza della rassegnazione per le tradizioni millenarie che si sono già perse e la preoccupazione per quei mestieri, canti, musiche, balli, parlate e quanto altro i nostri antenati per secoli si sono trasmessi oralmente di generazione in generazione e che oggi si sta perdendo per sempre, sparendo senza traccia come se nulla di tutto questo fosse mai esistito. Sempre più spesso questo patrimonio orale millenario è appeso al filo dell'esistenza di poche persone, le ultime in vita in grado di tramandarle alle future generazioni ed evitare così che le nostre radici, la nostra cultura più profonda, vera e viva, si estingua, rendendoci tutti parte di un indistinto universo dai contenuti omologati dalla massificazione culturale dell'era globale. Il grave problema della perdita delle nostre Eredità Immateriali è legato all'assenza, fino ad oggi, di uno strumento che, da un lato, possa salvaguardarle dal rischio di estinzione e, dall'altro, possa valorizzarle attraverso adeguate azioni e programmi di sviluppo. Per la soluzione di tale problema ci si è ispirati a quanto posto in essere in molti Paesi del mondo, le cui politiche culturali mirano alla salvaguardia e valorizzazione del proprio patrimonio immateriale, e soprattutto alla '«Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale», emanata dall'UNESCO il 17 ottobre 2003. Questo Organismo Internazionale, fondato il 16 novembre 1945 nell'ambito delle Nazioni Unite, è noto per la attività di assistenza ai paesi del Terzo Mondo e per quella di promozione salvaguardia dei monumenti e dei luoghi che costituiscono il Patrimonio Mondiale dell'Umanità, nella cui lista sono inseriti ben cinque siti siciliani, e precisamente la Valle dei Templi di Agrigento, la Villa del Casale a Piazza Armerina, le Isole Eolie, i centri del barocco del vai di Noto, e, proprio quest'anno, Siracusa e Pantalica. Ma l'UNESCO non si preoccupa soltanto di costruire scuole nei paesi devastati dalla guerra o dalle calamità naturali, né di organizzare convegni scientifici, ma persegue un obbiettivo più ambizioso, quello di costruire la pace nella mente degli uomini. Perché se la pace deve esistere, deve per prima cosa essere voluta dalle donne dagli uomini di tutto il mondo: e prima che questa idea prenda corpo nella mente di ciascuno di noi, bisogna ancora percorrere una lunga strada. Coerentemente, l'UNESCO si è quindi impegnata negli ultimi anni in programmi e progetti dedicati a creare una coscienza comune, privilegiando le espressioni locali della cultura immateriale, messi a rischio dai processi di massificazione correnti. Di particolare rilevanza è il programma Masterpieces of the Oral and Intangible Heritage of Humanity lanciato dall'UNESCO nel 1998. Tale programma introduce una novità di grande importanza: accanto al Patrimonio (materiale) dell'Umanità, viene riconosciuto per la prima volta anche il Patrimonio Immateriale dell'Umanità. Fino ad oggi, l'UNESCO ha individuato come Capolavori del Patrimonio Orale e Immateriale dell'Umanità 47 tra canti, riti, celebrazioni, spazi culturali, espressioni artistiche e teatrali, tra cui l'Opera dei Pupi di Sicilia. Il 17'ottobre 2003 l'UNESCO ha inoltre approvato la suddetta «Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale». Essa incita i Paesi membri a prendere misure necessarie ad assicurare la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale presente nel loro territorio, ponendo in essere azioni per l'identificazione e la definizione dei vari elementi di questo patrimonio, con la partecipazione delle comunità, dei gruppi e delle organizzazioni non governative di rilievo. La stessa Convenzione inoltre incoraggia i Paesi membri ad adottare appropriate misure legali, tecniche, amministrative e finanziarie per la salvaguardia del proprio patrimonio culturale immateriale, affinché quest'ultimo venga reso più accessibile ai fruitori. Per quanto riguarda l'Italia, non esiste ancora un sistema legislativo per la salvaguardia delle Eredità Immateriali. Il legislatore italiano, sin dal 1939, ha infatti previsto un forte regime di tutela per le cose mobili e immobili (materiali) che presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantro-pologico, archivistico e bibliografico e le altre cose (materiali) individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà. Questi, secondo il Decreto Legislativo del 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio), sono i beni culturali che lo Stato tutela: rimane invece ancora indeterminato il concetto di "bene culturale immateriale", che pure rappresenta un campo qualificato delle nostre tradizioni e contribuisce in modo precipuo alla formazione della nostra identità culturale. Tuttavia il Codice dei Beni Culturali ha introdotto accanto al settore della tutela, quello della valorizzazione dei beni culturali, affidandone la realizzazione alle Regioni. La valorizzazione, secondo la legge, ha ad oggetto le "attività culturali", e quindi tutte quelle iniziative, manifestazioni e progetti che consentono ai cittadini una piena e consapevole utilizzazione delle loro risorse culturali, siano esse materiali che immateriali. Ciò perché, come ha acutamente avvertito Giovanni Puglisi, Segretario Generale della Commmissione Nazionale Italiana per l'UNESCO, «II patrimonio culturale sia esso materiale che immateriale, costituisce un elemento fondamentale per la costruzione della coscienza civile, dei singoli e delle comunità». II Registro delle Eredità Immateriali ci consente di dare i giusti contorni al patrimonio della cultura siciliana. Si tratta, infatti, di garantire piena dignità ad ogni manifestazione ed espressione dell'isola, innalzando a fenomeno culturale la tradizione orale, i luoghi e soprattutto i detentori dei saperi che rappresentano hi linea di continuità della grande tradizione orale siciliana. Per la prima volta, provincia per provincia, si effettua un censimento del patrimonio culturale della Sicilia, si passa a setaccio la sua storia, le contaminazioni che per millenni hanno determinato la nostra identità. Per la prima volta il nostro sapere diventa patrimonio comune, superando gli steccati delle piccole comunità, tanti frammenti che sommati compongono l'unicum che caratterizzerà d'ora in poi l'immagine della Sicilia. Il Registro delle Eredità Immateriali è lo strumento che inoltre ci permette di garantire una visione capace di andare oltre il già ingente patrimonio culturale che contraddistingue l'isola, di aggiungere ai beni monumentali che tutto il mondo ci invidia anche l'altra parte della cultura, quella parte che è frutto dell'ingegno del nostro popolo e che certamente deve essere considerato fatto culturale. Pensiamo ai saperi produttivi - e quindi alla tradizione enogastronomi-ca - alle celebrazioni laiche e religiose, al patrimonio umano vivente la cui presenza nel quarto libro del Registro rappresenta la più concreta testimonianza di ciò che crediamo sia anche cultura: gli uomini della nostra terra che diventano beni da tutelare e da promuovere perché parte integrante della nostra storia e della nostra identità. All'interno di questo ragionamento, che è soprattutto una sfida culturale, è nato il Registro delle Eredità Immateriali, il cui obiettivo è quello di identificare, classificare, salvaguardare e promuovere le Eredità Immateriali della Sicilia, ossia la sua eredità culturale che si trasmette oralmente di generazione in generazione e che in quanto tale è a forte rischio di estinzione. Per la prima volta, provincia per provincia, verrà effettuato il censimento del patrimonio culturale della Sicilia, passando a setaccio la sua storia e le contaminazioni che per millenni hanno determinato la nostra identità. La Sicilia ha un'enorme quantità di Beni catalogati all'Unesco, una scelta da parte dell'organismo internazionale che ha inteso premiare non solo la bellezza incomparabile dei luoghi ma anche il tentativo di fare conoscere al mondo le testimonianze ancora vive del grandioso passato millenario della nostra terra. La tradizione di una regione è strettamente legata alla tutela della propria cultura e della propria identità. Soltanto la consapevolezza delle radici ci consente di leggere bene il presente e di progettare un futuro che sia a misura d'uomo, fondato cioè su valori e ideali che fanno dell'appartenenza alla comunità il principio primo del progrèsso sociale. E il REI rappresenta l'opportunità di valorizzare e promuovere ciò che siamo grazie anche al ruolo incontestabile, che ci viene riconosciuto in tutto il mondo, di cuore pulsante di una civiltà che attraverso la cultura si rinnova. Per affermare la nostra voglia di moderno che tuttavia non configge mai con la tradizione, con il nostro essere siciliani, abbiamo puntato la nostra campagna di comunicazione proprio sul concetto di "identità ritrovata". Vogliamo mostrare l'immagine di una Sicilia che è cresciuta e che si propone come modello da seguire fornendo così uno stimolo per potenziare e ampliare il percorso di valorizzazione e di internazionalizzazione della nostra cultura, storia e tradizione, soprattutto nello scenario Mediterraneo del 2010. Il grande successo del viaggio in Giappone del «Satiro Danzante» rappresenta proprio uno di questi momenti oltre che il riconoscimento della grande professionalità e della passione di chi giorno per giorno si impegna per assicurare, attraverso il fenomeno culturale, un futuro migliore alla nostra isola. La nostra è una terra che affonda le sue radici nella cultura di popoli diversi che hanno lasciato testimonianze di civiltà sulle quali abbiamo saputo costruire la nostra identità. In Sicilia c'è, visibile e ben tutelato, un patrimonio unico nel mondo per interesse storico e oggettiva bellezza architettonica, non solo mare e sole, ma ineguagliabili tracce di una storia che in sintesi è la storia dell'uomo, della sua evoluzione, della sua capacità di creare arte universale. Non è un caso che il nostro Satiro di Mazara del Vallo sia il simbolo dell'Italia all'Esposizione Universale in Giappone. Nel Paese, per eccellenza, dell'alta tecnologia l'Italia ha deciso di presentarsi con il suo vero volto, quello della tradizione e dell'arte. Ma, dopo il «Satiro Danzante» in Giappone, è in fase di definizione l'esposizione di alcuni capolavori di An-tonello da Messina al Metropolitan Museum di New York e un'esposizione permanente delle nostre bellezze in Cina. Giappone, Stati Uniti, adesso la Cina: è una triangolazione che ci consentirà di valorizzare i principi della cultura siciliana che come spesso ormai diciamo, sia a livello nazionale che internazionale, rappresentano la nostra Identità e il nostro Futuro. Una scelta che va nella direzione della fruizione del patrimonio artistico e monumentale della Sicilia nel mondo individuando così un motore di crescita della nostra economia e una moderna chiave di sviluppo anche del segmento turistico.