Voglio ricordare qualche episodio delle battaglie di Antonio Iannello, che ho vissuto con lui. Vi accenna Francesco Erbani nel suo libro Uno strano italiano. Antonio Iannello e lo scempio dell'ambiente (Laterza, Roma-Bari 2002). Antonio era povero in canna, sempre sovraffaccendato e fuggitivo con mille battaglie da condurre contemporaneamente. Ed era una miniera di informazioni utili alla lotta per la buona causa. All'epoca mi occupavo delle riviste dell'Inu (Istituto nazionale di urbanistica). Stava scrivendo per la rivista Urbanistica un articolo nel quale svelava le torbide vicende di un piano regolatore di Napoli. Doveva finirlo, ma passavano i giorni e lui non concludeva mai l'articolo. Per fortuna in quei giorni era mio ospite. Una mattina uscii di casa mentre lui ancora dormiva, portai via con me con me le sue scarpe. Non potette uscire, nel suo borsone stracolmo di carte non aveva neppure le ciabatte. Gli toccò rimanere a casa e concludere, finalmente, l'articolo. Qualche anno dopo esplode a Firenze lo scandalo delle aree di proprietà della Fiat e della Fondiaria, che la giunta di sinistra vuole rendere edificabile in deroga al Prg vigente (che destina l'area a parco pubblico). Un nostro amico, Manlio Marchetta, aveva appena pubblicato un articolo sulla rivista Edilizia popolare nel quale denunciava il fatto. Parlo della cosa con Antonio e chiedo, con lui, un incontro al responsabile dell'urbanistica della direzione del Pci, cui porto l'articolo con la critica di Marchetta. Intanto a Firenze l'assemblea cittadina del Pci sta discutendo della questione, con una forte propensione all'accordo. Mentre stiamo raccontando la vicenda al responsabile degli enti locali per ottenere il suo intervento Antonio, per nulla tranquillizzato dall'atteggiamento del funzionario del Pci si precipita nello studio di Achille Occhetto, allora segretario nazionale del Pci, lo convince e lo induce a telefonare al Pci fiorentino e a bloccare la decisione. Così era Antonio Iannello, il Partigiano dell'ambiente. Del tutto privo di "rispetto umano" quando si trattava di far rispettare una buona causa, pronto a mettere in gioco la sua faccia, le sue povere risorse finanziarie e le sue ricchissimo risorse dialettiche quando si trattava di far prevalere, contro la forza degli interessi privati, quelle della tutela degli interessi pubblici e dei beni comuni