L'ex presidente dell'Ordine degli avvocati Russo, l'urbanista Amendola: consigli per una legge speciale Una legge speciale? Sì, dicono l'avvocato Roberto Russo, ex presidente dell'Ordine degli avvocati di Firenze e firmatario dell'appello perché «Firenze non sia Venezia», e anche il sociologo delle città Giandomenico Amendola. Ma con una prospettiva di lungo periodo. «Come formazione, da avvocato, le "leggi speciali" non mi piacciono: sa, sono del '34, qualcosa ho percepito scherza Russo ma al di là della battuta, alcune cose potrebbero essere fatte, su due aspetti: la invivibilità di certe zone del centro derivanti dall'accesso di concentrazione di vacanzieri e nottambuli, e la loro maledeucazione. E l'eccesso di turismo, che Venezia affronta con i tornelli, un rimedio non utilizzabile a Firenze, per la differenza strutturale delle città». Russo pensa che sia fondamentale «ridare in mano ai Comuni la programmazione delle funzioni, facendo ritornare le licenze in capo alle amministrazioni locali». Ma anche «cambiare la normativa sul disturbo della quiete pubblica», con una modifica che consenta «di intervenire più facilmente alle forze dell'ordine». «Intanto comincerei con una norma che consenta, al di là delle ordinanze contingibili e urgenti, di porre limiti orari su alcune attività, come per esempio la vendita e il consumo di alcol in strada, come alcuni Paesi anglosassoni» spiega invece Amendola. Il sociologo, però, è convinto «che se di una legge speciale ci sia bisogno, per città che subiscono questi processi globali e critici, non debbano limitarsi ad aspetti "spot" ma a poteri che consentano di intervenire nel tempo». Spostare i luoghi della movida, per esempio, «è possibile ma non basta un divieto: occorrono, se per esempio usiamo le "politiche dell'effimero", cento eventi ripetuti in altri luoghi della città per anni, per spostare flussi che si sono consolidati in un ventennio». Però, sulla sicurezza, «resta il problema: tranne in Inghilterra, il potere di polizia, e quindi l'ordine pubblico, è monopolio dello Stato. Ma il senso di sicurezza, cioè quanto percepito dai cittadini, è di fatto responsabilità del sindaco». Difficile attribuire compiti e funzioni di questo tipo alla polizia locale, ma alcuni interventi sono possibili: «Intanto, promuovere "sicurezza di vicinato", con strumenti come i gruppi di Whatsapp o social per condividere informazioni ed allerte con le forze dell'ordine. Poi, iniziative come i "telefoni di allarme", colonnine con telefoni direttamente collegati con l'amministrazione per segnalazioni o anche semplici informazioni». E quindi, se legge speciale deve essere, deve dare «risorse e spazi di azioni in questi campi. Ma per intervenire, occorre prima capire quali sono le zone dove il senso di insicurezza è più alto. Facemmo le "mappe" della sicurezza della città, già negli anni '90, a Firenze. Non so se qualcuno le abbia mai usate».