Le piazze storiche rappresentavano l'area di socializzazione della comunità. Da quando l'azione «social» si consuma nella dimensione digitale e immateriale sono diventate un po' orfane della loro principale funzione. Soffrono, inoltre, della prevalenza accordata alle nuove piazze della consumer-society, quelle a ridosso degli shopping center e dei grattacieli, come piazza Gae Aulenti o Citylife. È difficile rifunzionalizzare le vecchie piazze anche perché non esiste un univoco modello di intervento; va trovato caso per caso. Al di là della trascuratezza di alcune, come piazza Bausan e piazza Gramsci (fu un errore tagliare l'asse viario), e dei gravi problemi di ordine pubblico in altre (Stazione Centrale, piazza Prealpi) in molte si procede con il far sparire le macchine, privilegiare la pedonalizzazione e inserire del verde o delle sculture. È un modo di procedere che rende la città più «graziosa» (termine volutamente dell'estetica del '700) ma non riconferisce alle piazze il ruolo di agorà perduto, né lo sostituisce con un altro. In questo quadro s'iscrive anche la nuova piazza Castello: non trovando una risemantizzazione per sé diventa un'estensione del parco per ottenere una imago del Castello inserito nella Natura. In ciò anche rifacendosi alla configurazione dell'area di inizio Novecento. Meglio questa soluzione che idee bizzarre o ideologiche (come è stata la precedente). Resta aperto l'interrogativo sul destino delle vecchie piazze al tramonto della postmodernità.