I residenti chiedono un tavolo al sindaco: «Troppa confusione e turismo di bassa qualità» VERONA. Non è - a detta loro - che sono contrari a eventi e turismo. E' semmai - dicono sempre loro - una questione di qualità degli eventi e del turismo che si attrae verso la città. «I 9mila residenti della ztl, e più in generale i 30.500 della Prima Circoscrizione, hanno paura di fare la fine di Venezia. Ch'è culturalmente morta perché la cultura la fa chi abita in città e se chi abita in città va via, la città stessa diventa un museo. Ora, dal sindaco Federico Sboarina aspettiamo una risposta: chiediamo che le regole già esistenti vengano fatte rispettare e che si apra un tavolo fra amministrazione, residenti ed esercenti». Stando all'associazione VeroCentro, le polemiche sul rumore potrebbero tornare a essere un punto all'ordine del giorno, per il centro città. Perché, dice Michele Abrescia, presidente dell'associazione stessa, «la movida si sta estendendo a zone come l'Arsenale» e «la situazione da sagra perenne sta peggiorando», specie «coi primi caldi» e «dopo un Vinitaly esteso al cuore di Verona, con un cattivo uso dei luoghi esemplificato dai concerti di Piazza Dante, cosa che ha spinto molti residenti a scrivere direttamente al sindaco. Vedi, appunto, le due lettere pubblicate di recente dal blog di VeroCentro, tipo quella di Annamaria Fratino Ronzetti, lei che da «elettrice di Sboarina», e portavoce di «molti conoscenti», racconta del «rammarico nel notare come nulla sia cambiato circa il problema "rumore": vero che eventi come Vinitaly, San Valentino, banchetti Norimberga e chi più ne ha più ne metta portano denari alla città, ma mi chiedo se tutto ciò debba avvenire a scapito e gravame dei soli residenti nella città antica, ai quali l'amministrazione regala solo oneri, onori no di certo». Dice Abrescia, dunque, che «la priorità dev'essere la salute, non barattabile con altri valori o interessi» e «se Verona vuole essere Capitale della Cultura si deve partire dalla civile convivenza e dalla armonizzazione dei diversi interessi per una città aperta e vivibile». Interessi come quelli dei locali e dei loro esercenti. Circa i quali il comitato Verona Centro sostiene che «lo scontro muro contro muro non serve a nessuno. Ci sono punti di contatto con chi vuole un'offerta turistica di qualità a Verona, penso anche agli albergatori di fronte al fenomeno degli Air BB abusivi». Cosa risponde, allora, il Comune? L'assessore al Commercio, Francesca Toffali, spiega che «siamo pronti a un tavolo permanente. Non credo che il problema dei rumori possa essere definito una patologia, ma siamo consci che si possono trovare le giuste vie di mezzo tra le esigenze dei residenti e quelle degli esercizi. Di sicuro le azioni che stiamo svolgendo come amministrazione vanno verso un turismo di qualità, vedi anche la candidatura a Capitale della Cultura. Il turismo che stiamo cercando di raggiungere è un buon turismo. E non vogliamo certo far scappare i residenti dal centro». L'idea del tavolo fra Comune, residenti e commercianti, peraltro, si collega alle riflessioni del professor Tommaso Dalla Massara, docente del Dipartimento di Scienze giuridiche all'Università e delegato dal rettore all'orientamento e alle strategie occupazionali: «Un'attività di coordinamento e tavolo di controllo è urgente: questi problemi sono talmente diffusi che conviene prevenire. Sul piano locale e nazionale, infatti, il tema dei rumori sta aprendo una nuova frontiera della responsabilità civile: è come se fosse scattata una presa di coscienza collettiva sui propri diritti. Perché oggi, dopo la sentenza di Brescia dell'ottobre 2017, è riconosciuto il danno da immissioni di rumore anche nei confronti del Comune, chiamato a esercitare l'attività di controllo. Ciò ovviamente cambia le cose e costringe tutti a porre attenzione al tema perchè, altrimenti, ci si deve arrendere al fatto che chi va in tribunale poi queste cause le vince». Prosegue, Dalla Massara: «La sentenza di Brescia ha condannato, oltre a chi immette i rumori, anche il Comune, per omissione dell'attività di controllo che doveva esercitare. È un campanello d'allarme, per le amministrazioni. Il vero messaggio, allora, è che non si può continuare a mettere la testa sotto la sabbia, perché ora la gente è conscia dei propri diritti: già da inizio 2018 la Cassazione è intervenuta più volte sul tema, sempre dando ragione a chi fa valere un danno da rumore che impatta sul benessere fisico-psichico». E che il livello d'attenzione debba alzarsi lo conferma anche il fatto che lo stesso Comune di Verona abbia apportato nel gennaio scorso alcune piccole modifiche al regolamento per la disciplina delle attività rumorose, vedi quell'articolo 8 dove alla voce «attività a bassa rumorosità» si scrive che «per la musica di sottofondo nei locali deve intendersi quella avente valori di emissione moderati e tali da non sovrastare il normale parlare degli avventori» mentre «i diffusori acustici e gli amplificatori dovranno essere posizionati in modo tale da non permettere la percezione dei suoni all'esterno dei locali eo presso le abitazioni adiacenti».