Barriere all'esordio. Vigili soddisfatti, ma i commercianti si dividono VENEZIA. Più che tornelli sono cancelli. E come tutti i cancelli, quando entrano in funzione, chiudono. È lì che subentra un senso di confine fino a ieri sconosciuto a Venezia che la storia vuole porta aperta fra Oriente e Occidente. «Mi fa così strano vedere questo ferro grigio fra i nostri palazzi», sussurra l'anziana signora Leda passando con il carrello della spesa all'ingresso della Lista di Spagna. Sono le prime ore di sperimentazione dei nuovi varchi voluti dal sindaco Luigi Brugnaro per arginare l'onda turistica crescente che soffoca il centro storico e talvolta spaventa. Le nuove barriere terrestri, combinate allo spostamento dal bacino San Marco dell'approdo dei lancioni gran turismo, servono infatti a far defluire in percorsi alternativi l'alta marea umana. Ore 8: i lancioni L'anomala giornata si apre con due barche salpate con 700 turisti dal Cavallino, laguna nord, e che invece di gettare gli ormeggi fra i pontili di Riva degli Schiavoni, a qualche passo da San Marco, accostano a Fondamenta Nuove, dalla parte esterna del centro storico, diverse calli più in là. «Vedi, il Ponte della Paglia oggi è sgombro», gongola il comandante della Polizia municipale, Marco Agostini, che governa gli interventi osservando una decina di monitor della Sala Crisi puntati sulle zone calde. È felice di aver centrato l'obiettivo: liberare dall'ingorgo il ponte adiacente a Palazzo Ducale. Meno soddisfatti, i turisti: «Troppa strada da fare», si lamenta uno dei capigruppo mentre attraversa quella parte di Venezia, solitamente semideserta, per raggiungere San Marco. A fine giornata saranno un'ottantina i lancioni «dirottati». «Tutto regolare, tutto perfetto», conclude il comandante. «Insomma, pochi schei e tanta confusion», allarga le braccia Angelo Saltarel, del locale Vecia Cavana. Ore 10: arrivano i treni Dall'altra parte della città inizia il test treni. La gente arriva da Milano, Roma, Firenze, Bologna ma anche dalle altre province venete. Scende i gradini della stazione, fa cento metri ed ecco il varco della Lista di Spagna. «Che è 'sta roba?», chiede un romano al vigile che presidia la barriera. «Oggi è aperta perché non c'è caos. Il primo maggio forse sarà diverso e dovete fare il giro largo, Accademia», risponde. «Con questo trolley?!», mostra il borsone l'altro. I tornelli saranno aperti solo per chi lavora e chi risiede. «A me non dispiace, anzi, io farei pagare anche l'ingresso», dice la sua Loretta Capelletto, pendolare con la terraferma che ama Venezia, il ghetto e i suoi pozzi storici. «Chissà che serva ad allontanare chi bivacca sui monumenti, vergogna». «Condivido rilancia Gino dell'Elis shop Biglietto d'ingresso a 10 euro, chi viene deve spendere almeno quelli». Ore 12: i pullman Terza ondata, i pullman. Molti partiti dall'Europa dell'Est, alcuni dal Nord, altri da varie città italiane. Gli stranieri non sanno, non capiscono, tirano dritto che tanto i cancelli sono aperti. Si ferma solo l'austriaco Mark: «Capisco il problema, Venezia è assaltata». «Impressiona però la polizia», aggiunge un altro. I commercianti veneziani discutono di vantaggi e svantaggi. «Più gente passa meglio è e con questi tornelli da me ne passa meno, bocciati», sentenzia Luca della Ciccheteria veneziana che è sulla Strada Nuova tagliata fuori dalle barriere. «Meglio così che qui si lavora poco», sorride invece Elsa che vende souvenir in una zona dove potrebbero essere deviati i turisti. Questione di guadagni. E la sicurezza? «Sì, anche quello, già». Bilancio finale: 60 mila presenze, nulla di allarmante e cancelli mai chiusi. «Ma il vero test sarà il primo maggio: forse 100-120 mila», prevede il comandante Agostini, con qualche timore.