VENEZIA. «Eventi a San Marco? Sempre a numero chiuso». Lunedì sarà il suo ultimo giorno di lavoro, gli scatoloni in ufficio sono già pronti ma il prefetto Carlo Boffi si congeda dal suo incarico, non dalla città. «Resto a vivere da pensionato a Venezia», annuncia. Arrivato nel gennaio dell'anno scorso, i suoi sedici mesi in laguna sono stati densi di problemi da risolvere, tra le proteste dei profughi a Cona e le grandi manifestazioni cittadine da gestire, con la pressione del turismo e dell'opinione pubblica mondiale. «Venezia è una città piena di grandi eventi, dal Redentore al Carnevale e per primi in Italia abbiamo applicato le nuove norme (introdotte dopo il caos alla finale della Champions a giugno a Torino, ndr ) - spiega - I piani hanno dato buoni risultati, ora non si può più tornare indietro». Il numero chiuso testato a San Marco e a Cannaregio lo scorso Carnevale si ripeterà cioè anche nel 2019. A Venezia non ci sono però solo gli eventi, i turisti continuano ad aumentare (più 9,3 per cento da inizio anno), nelle prossime ore la città sarà invasa per il ponte del Primo maggio e il Comune ha fatto scattare il «bollino nero». «È assolutamente necessario adottare una diversa politica dei flussi, il problema della città non è tanto l'evidente numero elevatissimo di turisti: c'è un problema di luoghi - dice - i percorsi sono stretti e pressoché obbligati per cui ci sono zone eccessivamente affollate e altre deserte, cercare di deviare i flussi è indispensabile, facile a dirsi, molto più complicato metterlo in campo. Ci saranno sperimentazioni». A fianco di interventi straordinari come quelli organizzati tra oggi e martedì, va messa in campo una politica per «disincentivare e incentivare gli arrivi a seconda del periodo dell'anno, un conto è venire a novembre o ai primi di gennaio, altra cosa il Primo maggio o a Carnevale, le tariffe andrebbero differenziate», sostiene il prefetto. Le regole stabilite nel luglio 2017 dopo i fatti di Torino, con l'obbligo di avere steward e security, forze dell'ordine e controlli a tappeto ad ogni evento pubblico, hanno sì ridotto il peso del pubblico a San Marco ma si sono rivelate un boomerang per manifestazioni più piccole, organizzate da Pro loco e associazioni. Nel Veneziano, i sindaci della città metropolitana hanno scritto al prefetto, preoccupati di non avere personale e fondi per organizzare così sagre e feste paesane mentre alcuni organizzatori, incapaci di farsi carico di questi costi, hanno rinunciato. «Anche su questo sono soddisfatto: abbiamo appena firmato le Linee guida per la sicurezza degli eventi per la Provincia di Venezia - dice Boffi - lunedì le invio a Roma, se approvate dal ministero consentiranno di avere sicurezza con costi meno elevati». Nelle feste più piccole non serviranno steward o security certificati, il personale che effettua controlli dovrà esserci ma non sarà necessario ingaggiare agenzie. L'altro problema che ha tenuto in tensione la prefettura è stato quello del centro d'accoglienza di Cona. «Siamo riusciti a ridurre il numero dei profughi da 1.500 a 555 - precisa Boffi - La soluzione è l'accoglienza diffusa, a piccoli gruppi». Oggi, nel Veneziano, i richiedenti asilo sono 1.857, un anno fa erano 2.533. Nel congedarsi Boffi manda un messaggio al suo successore: «È molto fortunato, Venezia è una città complessa e impegnativa ma che dà tantissimo, non solo in termini di bellezza e cultura ma di calore umano - conclude - è una città viva, pulsa con animosità ed è tipico di un popolo partecipe del suo futuro. Per dirla con il Nobel Brodskij "Venezia è il più bel disegno che il tempo, l'uomo e la natura abbiano lasciato sulla faccia della terra", si pensi alle sue contaminazioni tra bellezza dell'antichità e fascino della contemporaneità, non ci sono solo le splendide mani di Lorenzo Quinn, l'estate scorsa abbiamo avuto le opere di Igor Mitoraj e Manolo Valdes. A proposito, spero che anche il nuovo prefetto porti vittorie sportive: sono arrivato e tutte le squadre sono state promosse, la Reyer in A, il Venezia in B, il Mestre in C».