«È indispensabile installare dei cartelli, ben visibili e in più lingue, che spieghino che sulla Scalinata non si può mangiare o bere». Roberto Wirth, il titolare dell'hotel Hassler a Trinità dei Monti, ripete quanto detto esattamente un anno fa (Corriere della Sera del 3 maggio 2017): se non si vuole assistere a scene di bivacco sul monumento bisogna che i turisti ne siano ben informati. E così di fronte alle nuove foto di stranieri che gustano la pastasciutta seduti sui gradini, di fronte a comportamenti che continuano a deturpare il marmo, Wirth ripete: «La Scalinata va protetta. Anche con nuovi metodi. Ma soprattutto ci devono essere regole scritte e ben visibili». Anzi «con un simbolo, magari come quelli che indicano il divieto di fumo: una sbarra rossa su gelati e panini. Io so che gli stranieri rispettano i divieti se li vedono. Ma se i turisti non sono adeguatamente informati pensano che si possa fare. E anche se passa il vigile che li informa, possono sempre dire: "Ma io non vedo niente di scritto" ». Nella sua lunga esperienza di nume tutelare dell'area, Wirth ricorda «che non esistono segnali chiari dal 2003, cancellati fin dall'epoca di Walter Veltroni», e l'unico cartello ai piedi dei gradini su piazza di Spagna di fronte la sala da tè Babington's è insufficiente. Turisti maleducati? No, ignoranti per l'imprenditore, mentre sarebbe al contrario molto semplice posizionare quattro cartelli con adeguate informazioni ai due lati superiori e ai due lati inferiori di Trinità dei Monti. «Devono contenere anche un simbolo internazionale, molto chiaro e di forte impatto - ripete -. Fra l'altro aiuterebbe i vigili urbani a tenere ordine. Ci vuole più visibilità per i divieti, altrimenti le colpe non sono solo dei turisti ma anche nostre, del Campidoglio che non li informa adeguatamente». E il titolare dell'hotel Hassler teme le prossime invasioni dei mesi estivi, quando sulla gradinata si berrà birra durante la notte e di giorno i controlli saranno sempre più difficili. «Bisogna prepararsi con un'azione preventiva - afferma - ed è questo il momento di fare il massimo sforzo». Regole stringenti come a Venezia? « Sì certo, è necessario mettere delle regole - risponde -. Ma devono essere ben studiate. Quando ero presidente dell'associazione eravamo riusciti a fissare dei paletti. Io non capisco perché il Campidoglio non chiami me o noi che viviamo ogni giorno qui: possiamo dare consigli e indicazioni». E anche l'Associazione abitanti centro storico, nell'ottobre 2016, di fronte alla mancanza di attenzione aveva distribuito volantini in più lingue per sensibilizzare romani e turisti a rispettare il monumento: «La Scalinata appartiene a tutto il mondo, anche a te. Non va usata come un ristorante o come un posacenere».