Il primo biennio di lezioni partirà a ottobre. «Valorizziamo saperi che sono tesori italiani» «Intendiamo valorizzare quei saperi unici nel mondo che costituiscono uno dei grandi tesori italiani, ma nel contesto della contemporaneità, delle competenze trasversali destinate a formare professionalità innovative. Vogliamo sviluppare le risorse umane, la ricerca, la conoscenza e l'innovazione nei settori del patrimonio culturale e del turismo a livello nazionale e internazionale». Maria Luisa Catoni, archeologa e storica dell'arte antica, dirige la nuova Scuola dei beni e delle attività culturali e del turismo nata sotto la gestione ministeriale di Dario Franceschini. L'annuncio della scuola ha svelato una gran voglia, da parte dei giovani, di scommettere su questo settore: i posti sono solo 18 (si comincerà ad ottobre 2018 nella sede della Biblioteca Nazionale di Roma a Castro Pretorio) ma le domande sono state 400 (296 donne e 104 uomini): numeri significativi, le domande per questo tipo di dottorato sono mediatamente 50-100. La scuola dovrà formare le future professionalità con un modulo comune (competenze economiche e manageriali, storiche, giuridiche e amministrative, geologiche, ambientali e di conservazioni del territorio, curatoriali e museologiche, di comunicazione, matematico-applicative e tecnologiche) per poi arrivare ai moduli specialistici: gestione della tutela del patrimonio; data management, archivi; data management, biblioteche; gestione musei e poli museali; sviluppo territoriale e arte contemporanea; politiche del turismo. Per accedere alla scuola biennale occorre un diploma universitario di terzo livello (scuola di specializzazione o dottorato di ricerca). La commissione di selezione si è insediata il 6 aprile e le procedure termineranno in luglio. Un anno del biennio sarà di studio, il secondo di tutoraggio in un ente indicato dall'allievo. L'anno prossimo partirà la International School of Cultural Heritage per allievi stranieri, con le stesse modalità (12 borse di studio di 14.700 euro annui a disposizione, il contributo di ricerca pro capite è di 2.000 euro). Nel consiglio scientifico della Scuola, presieduta da Marco Cammelli, docente di diritto amministrativo, ci sono per esempio Christian Greco e Vincenzo Trione, professionisti impegnati da anni nello studio e nella gestione del patrimonio culturale. Un segnale positivo per l'Italia, sostiene Marialuisa Catoni: «Chi uscirà da questa scuola, proprio perché preparato alla complessità, potrà affrontare impegni di gestione in Italia e in campo internazionale».
Corriere della Sera
27 Aprile 2018
Roma. Via alla Scuola dei beni culturali: in 400 per 18 posti
PA
Paolo Conti
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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