Dialogo col Comune. Castel San Pietro il museo delle «origini della città» Verona. Si tratta di un percorso «complesso e articolato», per cui non ci sono da aspettarsi «tempi brevi». Ma la grande partita immobiliare per la «messa a reddito» dei grandi palazzi di Fondazione Cariverona in centro storico - un masterplan che comprende le vecchie sedi Unicredit prima del trasferimento della banca a Verona sud, oltre a importanti palazzi storici (Castel San Pietro, Palazzo Bottagisio, Palazzo del Capitanio, Palazzo Forti) alcuni dei quali in corso di restauro - va avanti «in condivisione con l'amministrazione comunale». Si definisce «ottimista» il presidente Alessandro Mazzucco su quella che rappresenta la terza gamba del patrimonio della Fondazione, dopo le partecipazioni azionarie (39, dove spicca la quota dell'1,8 in Unicredit) e gli investimenti in fondi aperti (36,3). Ad oggi, l'immobiliare rappresenta solo il 9 degli attivi, per un valore di 166 milioni e una rendita di 5,6 milioni, ma la grande scommessa è di ottenere nel 2018 «un maggiore rendimento e una maggiore diversificazione», come si legge nella nota stampa diffusa ieri dopo l'approvazione, all'unanimità, del bilancio d'esercizio e di missione 2017. Servirà la condivisione della giunta e del consiglio comunale di Verona per varare un piano che, come anticipa Mazzucco, prevede «l'ottenimento di alcune variazioni di destinazione d'uso per rendere commerciali immobili che fino ad oggi sono stati direzionali». Si tratta, evidentemente, degli ex uffici Unicredit di via Garibaldi, dove si prevede quindi l'arrivo di negozi, bar o ristoranti. Quanto a Castel San Pietro, tramontato il progetto di insediarvi il museo di Scienze Naturali, si fa strada quello di insediarvi un «museo delle origini della città», vista la vicinanza con il museo archeologico del teatro Romano e in ricordo del primo insediamento storico di Verona. Mazzucco, in ogni caso, ha in mente l'approdo complessivo e assicura che si punterà «ad esaltare quella è la vocazione del centro della città»: cultura e commerciale di qualità. Tra le partecipazione azionarie, che hanno contribuito al conto economico per circa 2,1 milioni di euro - aspettando i 12 milioni della cedola Unicredit dopo i 213 milioni spesi lo scorso anno per l'aumento di capitale - quella più problematica rimane il 2,8 nell'aeroporto Catullo. Cariverona è stato l'unico socio a non votare il bilancio in aperta polemica con Save, che ha il 40 per cento ma gestisce il Catullo e controlla anche gli scali di Venezia e Treviso. «Non ci interessa conquistare l'aeroporto, siamo stati sollecitati a intervenire dai soci locali - dice Mazzucco - perché Verona per il suo sviluppo deve guardare a Nord e non può essere vassallo di Venezia». Mazzucco afferma che in assemblea Giuseppe Riello, amministratore unico di Aerogest (che rappresenta Comune, Provincia, Camera di Commercio di Verona e Provincia Autonoma di Trento, ndr) «ha agito in modo diverso rispetto alle indicazioni, è toccato così al nostro rappresentante chiedere chiarimenti a Save». E, aggiunge, «sarebbe stato opportuno che i soci locali, nei giorni successivi, l'avessero fatto presente». Il voto di astensione è stato quindi «la logica conseguenza delle mancate risposte». Save replica parlando dell'«ennesima sterile dichiarazione» di Mazzucco, registrando che tutti i soci, ad eccezione della Fondazione, hanno espresso «soddisfazione per il lavoro svolto con Save e per i risultati conseguiti». Di conseguenza, «riteniamo chiuso il dialogo con Cariverona se non nelle sedi ufficiali preposte al confronto tra i soci ».