Una stanza fiorita si specchia in un grande giardino all'inglese. Non c'è specie di fiore o pianta dipinta sui suoi muri che non trovi corrispondenza in quelle che poggiano le loro radici sul prato esterno. Non siamo sui colli o nella campagna bolognese ma in centro città, a pochi passi dalle Due Torri. Qui Palazzo Hercolani, all'angolo tra Strada Maggiore e via dei Bersaglieri, custodisce gelosamente da secoli un segreto fatto di paesaggi in trompe-l'oeil, è «Il giardino d'inverno» dipinto nel 1810 dal bolognese Rodolfo Fantuzzi. Collocata in corrispondenza dell'area verde fatta costruire da Filippo Hercolani su progetto dell'architetto Angelo Venturoli a fine Ottocento, questa stanza è completamente ornata da alberi, frasche ed elementi naturali. Un tempo anche il pavimento era dipinto, come spiega il professore Guido Gambetta, preside della facoltà di Scienze Politiche all'epoca del restauro della sala (1988): «Non si è potuto ricostituire ma si nota il segno della pittura. Inoltre non si è più trovata la fontana che si trovava al centro della stanza». Resta però molto altro da vedere, infatti la raffigurazione degli elementi vegetali è contraddistinta da un grande realismo che permette in molti casi di identificarne la specie: tra gli alberi sono riconoscibili il platano, l'eucalipto, i pini domestici e il salice piangente. Fra le specie erbacee figurano l'edera, la tifa, le rose antiche e il papavero ornamentale. Un pino è eseguito con tale maestria che sono riconoscibili persino gli interventi di potatura. Le tecniche di trompe-l'oeil sono utilizzate anche per mascherare le porte: quella d'accesso, per esempio, è inserita in un tempietto dorico, conferendo un senso di isolamento dal resto del Palazzo. «Di sale "alla boschereccia" ce n'è una anche a Villa Albergati, all'epoca erano molto diffuse, ma la caratteristica di questa è la completezza, di solito infatti erano dipinte solo in parte» spiega il professore Guido Gambetta. Tra tanta natura, sulla parete sinistra, fa capolino anche un paesaggio urbano nel quale si riconosce la cupola della Basilica di San Pietro a Roma, questo perchè prosegue Gambetta: «Gli Hercolani erano imparentati con le famiglie romane». Purtroppo però la nota stirpe principesca di Bologna cadde in disgrazia poco dopo la costruzione del palazzo di Strada Maggiore, che per questo fu affittato ad artigiani fino a quando, negli Anni '70 l'Alma Mater decise di acquistarlo. Così negli Anni '80 queste floride pareti ospitarono studenti e lezioni, fino a quando nel 1988 furono restaurate grazie al contributo di Giuseppe Gazzoni Frascara, ex patron dell'Idrolitina e del Bologna Calcio, su spinta della moglie Grazia Marchi appassionata d'arte. Al termine del restauro, che durò sei mesi in tutto, la sala alla boschereccia fu pronta ad ospitare Alexander Dubcek, lo statista slovacco protagonista della «Primavera di Praga», che in questo luogo fu premiato il 13 novembre del 1988 con la laurea Honoris Causa in Scienze Politiche.