Rossana Di Poce ha impietosamente ma appropriatamente narrato sul Cormezz le sciagurate vicende predatorie nel Tempio della Scorziata - fondazione femminile napoletana dell'età della Controriforma - a proposito del recupero da parte dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Perugia di due elementi marmorei barocchi trafugati nel 1994 dall'altare del Tempio. L'episodio induce ad alcune osservazioni. Le televisioni locali hanno dato notizia del recupero affermando che le opere sarebbero ritornate nel «centro antico». Tale definizione venne pretestuosamente utilizzata dai palazzinari napoletani nel 1970 per inserire nel Piano Regolatore la linea che tutta l'edilizia storica e non antica secondo la teoria di autorevoli storici dell'architettura al difuori del «centro antico» poteva essere sventrata e sostituita con edilizia moderna (quella che gli urbanisti, dalle caratteristiche di quanto costruito a Napoli dagli anni 50 in poi, chiamano «spazzatura». Italia Nostra sventò il tentativo, ma purtroppo la predetta definizione persiste tenacemente al punto che il titolo del primo volume del pregevole Atlante della città di Italo Ferraro è «centro antico» invece che, filologicamente, «Neapolis greco-romana». Dopo il rientro dei marmi il sindaco de Magistris ha deciso che i due elementi andranno per ora custoditi in Castelnuovo: nessun cenno sul vergognoso degrado in cui versano numerosissime chiese partenopee. E in particolare il Tempio della Scorziata, sito nel cuore del centro storico. Il nome deriva da quello della fondatrice, la cui famiglia risiedeva nel rinascimentale palazzo de Scorziatis, bombardato nell'ultimo conflitto: si è salvato il monumentale portale marmoreo, decorato a trofei, desolatamente affogato nella ricostruita facciata-spazzatura. Da quando la omonima Confraternita lasciò la chiesa e l'annesso Ritiro tutto è stato depredato, come ha raccontato la Di Poce. Per fortuna il soprintendente Causa aveva posto in salvo a Capodimonte l'importante dipinto quattrocentesco, detto «Trittico della Scorziata». Lo stato di grave deterioramento della chiesa animò gli appetiti di ambienti che ne chiesero la demolizione dopo che il 17 gennaio del 2012 al suo interno venne appiccato il rogo a seguito del rituale «Cippo di Sant'Antonio Abbate». Italia Nostra lanciò un appello per la sua salvezza e finalmente il complesso venne inserito (assessore comunale Pasquale Belfiore, giunta Iervolino) nell'elenco della lista dei restauri del Grande progetto Centro storico-Unesco. Purtroppo la giunta regionale Caldoro dimezzò i fondi europei per 200 milioni ed escluse dai restauri la Scorziata. La stessa Soprintendenza ai Beni architettonici aveva previsto il Tempio tra i restauri finanziati con la legge 219, ma anche questo intervento non si è realizzato per gli intoppi burocratici dovuti alla incertezza della proprietà del complesso tra Regione e Comune. È pure sfumata una «manifestazione di interesse» di imprenditori privati con un progetto che prevedeva il restauro della chiesa e la destinazione dell'ex Ritiro in albergo, secondo le prescrizioni del Prg e previa approvazione della Soprintendenza. Attualmente la pratica è in mano all'assessore comunale all'urbanistica Carmine Piscopo, che deve sciogliere i nodi della progettazione, dopo aver riproposto il complesso nell'ambito del Progetto Centro storico-Unesco, e dei contenziosi amministrativi a seguito della delibera comunale del 2011 che accetta la Scorziata tra i beni del Comune.