Con il sole e il caldo è tornata l'inciviltà di romani e turisti che bivaccano sulla Scalinata di Trinità dei Monti, enfatizzata dai tanti vasi di azalee che aprono anfratti dove nascondere i resti di un pasto o di una bevuta. Tra i fiori, infatti, restano le lattine e gli incarti dei gelati. Rischio multa pari a zero per chi mangia o beve sulla scalinata Il sole, le azalee e la tentazione irresistibile di bivaccare sui 144 gradini di Trinità dei Monti. Perché, complice il primo vero afflato di primavera, la scalinata più famosa del mondo torna d'incanto a calamitare turisti in cerca di una seduta scenografica dove sbranare un panino, bere una birra o gustarsi un gelato immersi nella meraviglia, ovvero mettere in pausa la vacanza romana giusto il tempo di uno snack. Ieri, sulla gradinata, si sono continuamente dati il cambio centinaia di stranieri in abiti ormai estivi, scarpa comoda e zainetto pieno di stuzzichini sulle spalle. Attirati dal travertino bianco restituito alla città il 22 settembre 2016 - dopo il restauro finanziato da Bulgari - come le api dal polline delle azalee poste sui gradini per la tradizionale infiorata di piazza di Spagna. E, con i turisti, è tornata l'inciviltà, enfatizzata dai tanti vasi di azalee che aprono anfratti dove nascondere i resti di un pasto o di una bevuta. Tra i fiori, infatti, restano le lattine e gli incarti dei gelati, uno sfregio a uno dei simboli più iconici della città eterna. Non ancora moltissimi rifiuti, è vero, anche grazie al super lavoro dei (pochissimi) vigili urbani spediti in servizio dal Comune per cercare di contenere le libagioni illecite. Una pattuglia di tre unità la mattina, quattro o cinque agenti per tutta la piazza nel pomeriggio: tutti quanti impegnati a spiegare nelle lingue più disparate che mangiare sui gradini no, non si può, e che tocca sloggiare per evitare la multa. Ma le forze sono esigue in relazione all'afflusso di visitatori e, si sa, il pizzardone romano cerca sempre di svolgere la sua funzione di accoglienza prima di mettere tutto a verbale. Ieri, per dire, alcuni turisti hanno chiesto e ottenuto di farsi un selfie con il vigile che li aveva appena redarguiti, ma non multati, proprio perché mangiavano in zona off-limits. Così nell'arco della giornata qualcosa sfugge, col risultato che cartacce e bottiglie sono abbastanza da prefigurare l'evoluzione che negli anni ha trasformato Trinità dei Monti, il salotto buono di Roma, nella terra di nessuno dove tutto è impunito. Il problema è che non si deve per civiltà e non si può per legge. Certo, la segnaletica è scarsa e l'ordinanza del Campidoglio non c'è. O meglio, quella promessa dalla sindaca Raggi il giorno della riapertura post restauro della scalinata e varata nove mesi più tardi - il 12 giugno 2017 - prevedeva sanzioni tra i 40 e i 240 euro. Produsse il suo primo effetto due giorni dopo l'emanazione: 50 euro di multa comminata a un americano del Massachusetts pizzicato in flagranza di reato a mangiarsi uno snack nel posto sbagliato. Il dispositivo, però, è scaduto il 31 ottobre scorso, chissà se sarà riattivato più avanti. Nel frattempo vigerebbe il regolamento di polizia urbana che prevede multe ancora più salate. «Fino a 500 euro», dicono i vigili, anche se nel combinato delle norme di riferimento (gli articoli 192 e 255 del dlgs 1522006 e l'art 15 del codice della strada) la sanzione potrebbe schizzare addirittura a tremila euro. Basta applicarlo: per far coincidere legge e civiltà.