Il Grand Tour, il viaggio per la formazione culturale e la conoscenza soprattutto del Bel Paese, era roba da raffinati ricchi. Goethe, Stendhal: ecco che tipi di turisti c'erano una volta. Ormai è in voga il Petit Tour: 3-4 giorni per vedere Venezia, Firenze, Roma con, sempre più spesso, le new entry Milano e Napoli. Tesori d'arte e cultura ridotti a polpette da ingurgitare velocemente con l'aiuto del cellulare. I partecipanti a queste corse forsennate non possono che essere i viaggiatori meno esigenti, quelli che poi si accontentano dei selfie col Cupolone o che incidono il loro nome sul Colosseo. Stremati da visite vorticose, si accasciano in tenuta da spiaggia sulla Scalinata di Trinità dei Monti per addentare un panino. Talora si lasciano andare ad atti vandalici: una volta staccano una zanna all'Elefantino della Minerva, un'altra mozzano il dito a un tritone di piazza Navona. Non hanno alcuna considerazione né del prestigioso scenario in cui si muovono, né degli svogliati guardiani dei monumenti romani, altrimenti detti «pizzardoni». I quali fingono di non vedere mostrando di non sapere che norme precise li dovrebbero spingere a intervenire. E così si combina l'incontro tra maleducazione degli uni e lassismo degli altri, con il risultato che la Grande Bellezza appare indifesa. Che fare? Le masse dei turisti sono sacre, portano soldi (pochi). E i vigili (con la colt) sono intoccabili. Non ci resta che piangere?