La faccia scura della Design week è quella di Lambrate, abbandonata dai pionieri di Ventura projects per la Centrale, quella felice è nelle 5Vie. Intanto Stefano Boeri lancia il nuovo corso della Triennale. Il «tramonto» di zona Lambrate. Ma il centro rinasce con il design Spazi sfitti e food truck, il distretto fa flop dopo il trasloco di Ventura in Centrale Feste di strada e cortili d'arte, trionfo 5Vie «Tutelare i protagonisti seri dei quartieri per fermare l'eccesso di offerta senza idee» Nel cortile dimezzato, lo spazio aperto alle installazioni è solo uno, un nastro biancorosso chiude gli altri accessi alle stanze dell'ex officina, antico cuore di Ventura-Lambrate. Sulla porta c'è una «x» attaccata con lo scotch, un foglio con scritto «chiusa» e, se mai non bastasse, pure una spruzzata d'inglese a confermare l'andazzo: «Close». L'immagine dello tsunami che ha travolto il nuovo «Lambrate district» del Fuorisalone dopo la dipartita dei fondatori (gli olandesi di Ventura projects trasferitisi ai magazzini sotto alla Centrale) è qui al civico 23 di via Massimiano, una volta cornice del design più giovane e sperimentale, oggi spazio espositivo diviso e fatiscente. Di fronte, un cortile invaso di food truck e biciclette Ofo presidia il grande hangar con gli stand, tra i pochi rimasti vivi nel quartiere. Rispetto all'anno scorso, infatti, non hanno trovato espositori le seguenti location: il palazzo Ventura 6, Ventura 17, l'autorimessa al civico 2 e i quattro ambienti della via privata Oslavia. «Richieste di affitto sempre in crescita spiega Fulvia Ramogida (Ventura projects) alla fine è andata come avevamo previsto: gli operatori hanno preferito andare altrove». E i proprietari sono rimasti con il proverbiale «cerino in mano». L'immagine buia della Settimana che già si annuncia dei record è nel quartiere di Lambrate: flussi (almeno) dimezzati nonostante spazi dal grande potenziale e le non poche esposizioni interessanti, specie dal punto di vista tecnologico. Per respirare l'aria frizzante del design, meglio fare rotta altrove, dalle solite Brera e Tortona fino alle 5Vie, zona giunta al quarto anno di vita, e in un'inarrestabile ascesa. «Quanto succede a Lambrate spiega Alessia Del Corona dell'associazione fa capire l'importanza di tutelare i protagonisti del Fuorisalone: serve una regia qualificata per evitare l'improvvisazione». Il riferimento è agli stand di marchi che con il design poco hanno a che vedere che hanno invaso la città nei luoghi più battuti: «Ho visto in giro anche marchi di detersivi» dice Ramogida. Alle 5Vie hanno scelto una «via» ancora diversa: puntare su temi sociali (il «design circolare») o sull'integrazione arte-design, certificata da curatele ad hoc: «Quasi tutti i nostri spazi (120, ndr) sono aperti già dalla settimana del Miart» riprende Del Corona, stravolta dai turbini di una sette giorni «doppia». Strade chiuse la sera, fiumana di gente alle feste, ma «senza il degrado del giorno dopo». L'argine per accedere al tavolo interzone del Comune di Milano è stato fissato: almeno due anni di presenza al Fuorisalone. Oltre a storiche presenze come Porta Venezia (che vanta sia residenze nobili come Villa Necchi-Campigli sia negozietti a sorpresa come il restauratore-artista Romanò di via Rosolino Pilo) e Sant'Ambrogio (dedicato ai più giovani), tra le novità ci sono l'Isola design district e il Porta Romana district (e qui va detto che la dicitura corretta vale solo per Brera, l'unica a rispettare i confini del Duc del commercio comunale). Nel Quadrilatero della Moda, cresce il Monte Napoleone district (che però si rivolge a una clientela particolare, che si muove meno per la città), affiancato, nella strada del design dal Durini district, nato l'anno scorso dal tentativo di armonizzare le strategie dei grandi marchi che, qui, hanno tutti i loro negozi (Cassina, Natuzzi, Bb, Porro, Dada, Molteni e altri) e organizzano eventi in grado di riempire l'intera via (giovedì sera). Attorno a Brera crescono gli eventi fai-da-te che poco o nulla hanno a vedere con il design, soprattutto lungo corso Como e verso la nuova piazza Gae Aulenti. Tanto che il Comune avrebbe rifiutato il patrocinio a molti degli eventi e location che ne avevano fatto regolare richiesta: «Non basta mettere il cappello sull'evento per essere parte del Fuorisalone spiega l'assessore al Commercio, Cristina Tajani , è necessario porre dei confini, nell'interesse dei distretti e di tutto l'evento».