Il vincolo paesaggistico è definitivo, gli ambientalisti esultano La decisione era nell'aria da almeno una settimana. E giovedì, come sperato dagli ambientalisti e dalle categorie di commercianti, la Soprintendenza ha azzerato ogni dubbio: il vincolo paesaggistico provvisorio nell'area che circonda il castello del Catajo è diventato definitivo. Il contestatissimo centro commerciale che doveva sorgere a Due Carrare, non molto lontano dal castello, dunque non si potrà più costruire. La partita però non finisce qui. Deda srl, proprietaria dell'area in cui lo shopping center doveva nascere, infatti promette battaglia: «Ricorreremo al Tar, dove siamo sicuri di vincere, e chiederemo i danni», afferma Rodolfo Cetera, amministratore delegato di Deda, preoccupato che lo stop possa far perdere alla sua società circa 15 milioni di euro, la cifra già investita nell'operazione. La gioia degli ambientalisti In attesa che la guerra si sposti nelle aule di un tribunale, però, la notizia è stata accolta tra gli applausi degli ambientalisti e dei commercianti che hanno da sempre contestato l'opera. Dopo un anno di manifestazioni, proteste e comunicati ai giornali, quella di giovedì è considerata dai contestatori «una vittoria storica». Erano stati i comitati della Bassa infatti ad accendere i riflettori su una vicenda che era diventata la «madre di tutte le battaglie». E la Sopraintendenza pare aver accolto la richiesta. «Il vincolo paesaggistico è stato posto - si legge nel dispositivo - al fine di garantire il mantenimento degli elementi costitutivi di appartenenza e della cornice ambientale del complesso del Catajo degli accessi prospettici e della percezione da diversi punti visuali». Insomma del castello va tutelata non solo la struttura acquistata dall'imprenditore Sergio Cervellin, ma anche la vista dalle sue terrazze («È una notizia bellissima, sono contento», dice Cervellin). D'altra parte l'intervento della Soprintendenza era l'unica carta in grado di fermare la realizzazione del l'iper (che avrebbe dovuto dare lavoro a circa 1200 persone), visto che l'iter per la realizzazione del parco commerciale era stato avviato tempo addietro, addirittura quando il comune di Due Carrare ancora non esisteva (correva il tempo dei Comuni di Carrara San Giorgio e Carrara Santo Stefano) e visto che l'attuale amministrazione non aveva alcuna possibilità di intervenire senza incorrere in cause milionarie. «Il vincolo conferma quanto abbiamo sempre sostenuto - spiega Davide Moro, primo cittadino di Due Carrare, da sempre contrario all'opera ma da un anno al centro della bufera perché la stava portando avanti - Solo un intervento superiore al livello comunale poteva cambiare la destinazione d'uso dell'area». Per gli ambientalisti però non ha senso pensare alle eventuali cause future quanto va fatto tesoro della lezione odierna. «Nella sostanza la Soprintendenza ha accolto le osservazioni propositive indicate congiuntamente dalle associazioni Italia Nostra e Legambiente di Padova e dai comitati Lasciateci Respirare e La Nostra Terra dice Francesco Miazzi, capo degli ambientalisti della Bassa - Certo che il vincolo potrà essere impugnato e sottoposto al giudice amministrativo, ma la sconfitta di Deda, dei suoi fondi americani, del Sindaco Moro e della sua maggioranza risulta chiara, evidente e incontestabile. Questa vittoria ci consegna un messaggio importante: la mobilitazione di un territorio può fermare le devastazioni ambientali e le speculazioni edilizie». Le manifestazioni di piazza Le manifestazioni di piazza infatti avevano coinvolto anche alcuni esponenti politici che si erano attivati a livello regionale e nazionale. «Il vincolo della Soprintendenza va nella direzione che ho voluto indicare con il progetto di legge presentato l'estate scorsa in Consiglio regionale, per tutelare dai mostri di cemento non solo il Catajo, ma tutte le bellezze del Veneto», puntualizza il consigliere regionale Piero Ruzzante (ex Pd oggi Liberi e Uguali), primo firmatario del progetto di legge «salva bellezze» depositato in consiglio regionale l'estate scorsa. Al coro degli entusiasti si unisce (di diritto) anche Patrizio Bertin dell'Ascom: «È una vittoria per tutti dice abbiamo altre battaglie da combattere, contro l'e-commerce per esempio, ma un punto importante, oggi, è stato segnato a nostro favore». Giovedì infine anche il Pd, che sul tema dell'iper era diviso, si è schierato con gli ambientalisti e i commercianti. «Ringraziamo la Soprintendenza che, con la sua decisione, ha chiuso una disputa che minacciava un intero territorio e molti comuni dell'area dei Colli Euganei», dice il deputato dem Alessandro Zan autore insieme a Giulia Narduolo di un interrogazione al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini. A Zan fa eco il segretario provinciale del Pd Vittorio Ivis che attesta al suo partito parte del merito di questo risultato.
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20 Aprile 2018
Padova. Catajo, nessun iper. La Soprintendenza blocca i lavori del gruppo Deda
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Davide D'Attino
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Artista / Persona
Bene culturale
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