I giudici annullano l'ordine di rimuovere statue e pensilina dell'hotel Flora amato da Ungaretti Venezia. Rischiavano di dover sparire ma, alla fine di uno scontro giudiziario durato sette anni, il Tar li ha salvati: i leoni di pietra dell'hotel amato da Ungaretti, hanno vinto la loro battaglia. Il caso ruotava intorno al Flora, albergo vicino a piazza San Marco e che da oltre cinquant'anni è di proprietà della famiglia Romanelli. Nel 2011, dopo un sopralluogo dei vigili, il Comune di Venezia aveva ordinato al gestore «l'immediata copertura e rimozione di alcuni mezzi pubblicitari installati in assenza della necessaria autorizzazione». Nel mirino della Direzione Finanza erano finiti gli elementi che caratterizzano l'ingresso: «Un'incisione su pensilina, due sculture raffiguranti un leone seduto, un tappeto con dicitura "Hotel Flora" e un'insegna bifacciale con illuminazione interna». Tutto abusivo, secondo l'amministrazione. Peccato che buona parte di quegli elementi si trovi in quel luogo da oltre un secolo, di certo ben prima delle foto che ritraggono, a metà degli anni Sessanta, il grande poeta Giuseppe Ungaretti tra gli ospiti dell'hotel. I leoni in pietra, ad esempio, risalgono ai primi del Novecento. E anche la pensilina in ferro battuto e vetro che «rimanda a tipologie con elementi riconducibili allo stile liberty e art déco». Insomma, la questione di fondo è se si possano o meno considerare le insegne che caratterizzano i locali storici delle nostre città (e di Venezia in particolare) alla stregua dei pannelli luminosi di una qualunque pizzeria d'asporto. Si legge nella memoria difensiva presentata dall'avvocato Alfredo Bianchini, che tutela i Romanelli: «Che il Comune voglia rimuovere e distruggere queste insegne è incomprensibile: piuttosto bisognerebbe inserirle in cataloghi e guide turistiche». La proprietà si era quindi rivolta al Tar, consegnando le foto scattate nel Novecento, per dimostrare la storica presenza delle insegne e delle sculture, che comunque risalgono a ben prima dell'entrata in vigore del regolamento comunale. Nei giorni scorsi il giudice ha pronunciato la sentenza di quello che definisce un «particolarissimo caso», annullando l'ordine di rimozione perché il Comune non «risulta aver in alcun modo valutato il carattere storico degli elementi e la loro integrazione nel tessuto urbano» e inoltre ha «assimilato ai mezzi pubblicitari tradizionali anche elementi, quali le due sculture raffiguranti un leone, che obiettivamente non possiedono tali caratteristiche, rivestendo un mero carattere ornamentale». Per l'avvocato Bianchini si tratta di un precedente interessante: «Tra le calli affollate di turisti, si rischia di perdere di vista la necessità di distinguere tra quello che è strettamente commerciale e tutto ciò che rimanda alla storia di Venezia. Questa sentenza ci dice che le insegne antiche e le opere d'arte, come i leoni, non sono soltanto un patrimonio da preservare ma rappresentano una parte fondamentale dell'anima della nostra città».