Lettera firmata Caro direttore, in queste settimane ho seguito la vicenda delle capanne di Castagneto poi abbattute ed avendo vissuto e visto tanti abusi edilizi perpetrati su quel tratto di costa ne sono rimasto molto colpito. È inutile evidenziare che in uno stato di diritto ogni abuso deve essere sanzionato ma il caso delle capanne di legno e scopa nel comune di Castagneto apre diverse contraddizioni. Come affezionato di quel tratto di costa, vedendo quei pali di legno conficcati nella sabbia non avevo avuto l'impressione di un danno ambientale o paesaggistico di rilievo, come non mi parevano d'impatto le capannucce dei pescatori a Torre Nuova ai confini meridionali del comune di San Vincenzo. Per questi «abusi», le istituzioni locali e la sovrintendenza dimostrano un'intransigenza assoluta mentre per casi che, a mio modesto modo di vedere hanno un impatto diverso sul territorio e sul paesaggio, inspiegabilmente si è tenuta una condotta molto diversa. La storia del residence I Lecci, è un esempio eclatante della variabilità nell'interpretazione del danno paesaggistico. Si parla non di quattro pali di legno senza fondazioni ma di un edificio di tre piani (seminterrato, piano terra rialzato e primo piano mansardato) sorto sulla duna boscata di San Vincenzo al posto di una ben più piccola torretta piezometrica. Il Corpo Forestale dello Stato scoprì l'abuso edilizio ben 7 anni fa e il Comune di San Vincenzo emise un'ordinanza di demolizione e ripristino della duna mai eseguita. Quali sono stati gli atti della sovrintendenza perché una palazzina di cemento costruita sulla duna boscata al di fuori dalle norme, venisse effettivamente demolita secondo l'ordinanza del Comune di San Vincenzo? Perché le istituzioni preposte al controllo hanno accettato che per anni l'ordinanza non venisse eseguita e la palazzina rimanesse a far bella mostra di sé? Ma, ancor più grave e incomprensibile, come mai si è permesso che il Comune di San Vincenzo, che aveva emesso l'ordinanza di ripristino della duna, concedesse la sanatoria dell'abuso a fronte del versamento di 516 euro? Mentre si arrovellano sul danno paesaggistico derivante da delle capannucce in legno, la Sovrintendenza, le associazioni ambientaliste, gli amministratori e le istituzioni di controllo, possono spiegare come mai quell'abuso in cemento armato a tre piani sulla duna boscata, ha resistito alle ordinanze di demolizione ed è persino stato sanato? E su quel tratto di costa simili esempi si sprecano. Dopo la vicenda delle capanne demolite aspettiamo anche su questa la risposta della sovrintendenza e da chi è preposto al controllo su questa vicenda. Perché se le norme devono essere rispettate e le ordinanze applicate per «l'abuso edilizio delle capanne», lo stesso non è valso per l'ecomostro? In attesa di spiegazioni convincenti, l'intera vicenda appare quantomeno pretestuosa.