Sorge vicino alla villa di Modugno e fu scambiato per la prigione di Moro ROMA - Diventerà un bene pubblico il mausoleo di Sant'Urbano, gioiello archeologico nel cuore dell'Appia Antica da sempre di proprietà di privati. Il sepolcro - nel '78 fu scambiato per una prigione di Moro - è stato acquistato dal Parco Archeologico Appia Antica (Mibact) dopo una lunga trattativa con l'attuale proprietaria, Marisa Antonietta Gigantino, vedova dell'avvocato Gianfranco Anzalone (morto una decina di anni fa) da cui ha ereditato il monumento. Il Segretario generale del ministero dei Beni culturali il 10 aprile ha dato l'ok all'acquisto. Soddisfatto il ministro dei Beni Culturali che ha dato l'avallo politico all'operazione. "Torna finalmente allo Stato il Sepolcro di Sant'Urbano - dichiara Dario Franceschini - grazie a questa prestigiosa azione di tutela viene riacquisito un sito archeologico per troppo tempo sottratto alla pubblica fruizione. Seguiranno adesso interventi di studio, restauro e valorizzazione di una parte ancora poco conosciuta e indagata del Parco archeologico dell'Appia Antica". Roma, le prime immagini del sepolcro di Sant'Urbano: la rinascita dopo gli abusi Condividi Eretto su base cruciforme, confinante con la villa che fu di Domenico Modugno in via dell'Appia Antica angolo via dei Lugari, studiato dall'archeologo di Oslo Johann Rasmus Brandt (direttore del Norwegian Institute of Rome dal 1996 al 2002) il monumento, secondo per importanza solo a quello di Cecilia Metella, è completamente nascosto dalla boscaglia. Per questo non esistono foto ad eccezione di una risalente a molti anni fa dell'Archivio Alinari. Per la prima volta Repubblica, invitata dalla proprietà, è entrata con la telecamera nell'area ed è in grado di documentare splendore e degrado del sito archeologico che risale all'Età Costantiniana (306-363 d.C.). In questi dieci anni l'imponente edificio è stato abbandonato e versa in uno stato di forte degrado. Non è stato facile raggiungere un accordo per la compravendita, è la seconda volta in Italia che viene seguito l'istituto della trattativa privata anzichè il diritto di prelazione - essendo l'area vincolata - o l'esproprio. Come stabilire il prezzo? La prima offerta della proprietaria è stata di un milione e duecento mila euro. La direttrice del Parco, Rita Paris, ha rilanciato proponendo di partire dal prezzo - rivalutato - pagato dall'avvocato Anzalone quando, nel 1981, lo rilevò dagli eredi del cardinal Lugari (al quale lo aveva venduto il principe Alessandro Torlonia nel 1870). Alla fine il prezzo concordato è stato di 491 mila euro. L'UNICO STUDIO (INCOMPIUTO) FATTO DA ARCHEOLOGO NORVEGESE Johann Rasmus Brandt diresse gli scavi nel sito archeologico. "La scoperta del monumento - ricorda il docente norvegese - avvenne per caso durante una passeggiata sull'Appia Antica cominciata dai Colli Romani. Ottenemmo i permessi, allora, da un nipote del cardinal Lugari che ci disse che un custode si era rubato preziosi oggetti. Scavammo e studiammo l'area in due fasi nel '78 e nel '79. Scoprimmo che il monumento era stato costruito come sepolcro in Età costantiniana nel passaggio tra paganesimo e cristianesimo. Aveva poi avuto una modifica nel Medioevo, diventando casa-fortezza, per poi essere trasformato in una casa agricola con rimessa per carrozze e magazzino in epoca più recente. La terza fase di studio, tuttavia, ci fu negata dalla figlia del nipote del cardinale in quanto stava perfezionando la vendita dell'edificio ad Anzalone. E così lo studio rimase incompiuto e non fu mai pubblicato. QUANDO IL MAUSOLEO FU SCAMBIATO PER LA PRIGIONE DI MORO Il professor Brandt cominciò gli studi sul mausoleo la domenica delle Palme del 1978. "Ero entrato nella proprietà con un gruppo di studenti norvegesi e danesi per cominciare a tagliare cespugli e boscaglia. Ma dopo poche ore fummo circondati da carabinieri armati di mitra con l'ausilio di cani giunti a bordo di Giuliette e atterrati con un elicottero. Avevano avuto la spiata che fossimo le Brigate Rosse che avevano appena rapito Aldo Moro. Ci volle poco per chiarire l'equivoco e che non stavamo allestendo in un Sepolcro romano la prigione o la tomba dello statista democristiano. Ma per noi fu un grande spavento". STORIA DEGLI ABUSI EDILIZI: BARBECUE E PISCINA NEL SITO Va detto che il sepolcro è danneggiato per la mancanza di manutenzione e da alcuni abusi edilizi compiuti da Anzalone. Quando era in vita, Giancarlo Anzalone ("Innamoratissimo di quel sito", ricordano ora i nipoti) usava infatti monumento e area archeologica per feste e scampagnate con amici e parenti. Il complesso del sepolcro di Sant' Urbano con annessa Villa Marmenia - sito storico di straordinaria importanza scavato nell'Ottocento da Lugari - è stato oggetto del contenzioso più antico fra pubblico e privato sull'Appia Antica a causa di numerosi abusi edilizi. Già nel 1965 (quando non era ancora di Anzalone), Paese Sera, a proposito di quelle speculazioni edilizie, titolava così: "Stanno costruendo una casa nel rudere". Da allora, però, gli abusi sono proseguiti pressoché indisturbati, nonostante dal 1970 la pubblica amministrazione avesse tentato di fermarli. L'area storica che comprende il sepolcro, sulle cui mura romane è addossato un barbecue, è diventata un giardino privato: all'interno della cella funeraria è stato ricavato un piccolo spazio per feste, con tanto di tinello moquettato e cucinetta. Per costruire una piccola piscina sono stati rimossi preziosi pezzi di basolato. Per quegli abusi, il proprietario dell'epoca, Gianfranco Anzalone, fu denunciato in procura dai carabinieri. Il processo, però - l'accusa fu sostenuta dall'allora pm Giovanni Ferrara - finì con un nulla di fatto: il pretore Roberto Mendoza, nel 1987, assolse il proprietario: una parte dei reati si estinse grazie a un condono, un'altra per un'amnistia. Il lunghissimo contenzioso con la Soprintendenza si concluse con un nulla di fatto. E ora si apre un nuovo capitolo: il passaggio del bene allo Stato.
la Repubblica
16 Aprile 2018
Roma, il Parco Appia Antica acquista Sant'Urbano. L'antico sepolcro pagato ai privati 491 mila euro
AL
Alberto Custodero
la Repubblica
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Bene culturale
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