La chiamano la "Pompei del sud" perché è qui "congelata" la vita della città antica di Megara Hyblaea. Eppure il sito alle porte di Augusta è abbandonato a se stesso. Degrado all'ombra del Petrolchimico in un'area archeologica oggetto di studi da parte di esperti di tutto il mondo ma fuori da ogni contesto turistico e di valorizzazione. Basti pensare che l'unico segnale stradale che indica il sito megarese, lungo l'autostrada Catania-Siracusa, è illeggibile da anni e che si attende da decenni l'apertura del piccolo museo allestito, pieno di reperti, ma chiuso all'interno del sito stesso. Nessuna promozione della città antica che conserva resti di un tempio, di dieci case, di bagni di età ellenistica, mura di cinta e persino di un'officina metallurgica. "Megara Hyblaea fu una grande scoperta per l'archeologia dice Fabio Morreale di Natura Sicula ma subito dopo le ruspe all'opera per le industrie fagocitarono le necropoli di questa città greca. Negli anni fra il 1951 e il 1953, sulla necropoli settentrionale iniziarono i lavori per la costruzione della raffineria Rasiom, costruita con i rottami dismessi di una raffineria proveniente dal Texas. La Soprintendenza cercò di salvare il salvabile ma le ruspe non si fermarono neanche quando portarono alla luce la Kuorotrophos, la statua della Dea madre che allatta due gemelli (del VI secolo avanti Cristo): per timore che la scoperta potesse ostacolare l'avanzamento dei lavori, fu distrutta con il martello pneumatico in 936 frammenti". Gli archeologi della Soprintendenza raccolsero ogni pezzo e riassemblarono la statua, esponendola da allora al museo archeologico di Siracusa. Stessa sorte toccò alla necropoli meridionale, dove negli stessi anni venne impiantata la Cementeria e, nonostante i successivi vincoli, molto è andato distrutto. "Che ne è stato delle tombe? si chiedono i soci di Natura Sicula - Tutto è oggi coperto dagli impianti, inglobato, sottratto per sempre allo studio e alla pubblica fruizione".