E se i colli di Roma fossero stati otto, invece di sette? Una tradizione tutta da riscrivere, con buona pace di Varrone o Plutarco. In realtà, la storia antica - o il mito - della fondazione di Roma non cambia di una virgola, ma entra in gioco una rilettura insolita che di Roma venne fatta nel Rinascimento dei papi, soprattutto da un personaggio chiave come papa Giulio III, votato al trionfo dell'antichità come anche ai fasti di una corte ricca e assai licenziosa (non foss'altro per tutti gli amanti e le feste prosaiche di cui raccontano le cronache dell'epoca). Ed è nella sua residenza di corte, Villa Giulia, oggi Museo Etrusco, fatta erigere tra il 1500 e il 1550 come una cittadella di meraviglie e giochi d'acqua, che si conserva una mappa "segreta" dei colli di Roma. «Si tratta di un ciclo di affreschi al piano nobile attribuito allo Zuccari in cui compaiono immagini insolite dei sette colli di Roma, più un ottavo colle identificato con le pendici dell'altura su cui venne costruita Villa Giulia - racconta il direttore del museo Valentino Nizzo - Affreschi che non sono mai stati oggetto di uno studio approfondito, e che invece svelano dettagli inaspettati sul piano della topografia dei singoli colli e dei monumenti». Un affresco complesso, oltre che straordinariamente bello, che dopo una prima analisi della storica dell'arte Alberta Campitelli, diventa protagonista di una nuova indagine da parte del noto archeologo Filippo Coarelli che lo ha scelto, insieme all'archeologa Maria Paola Guidobaldi, come tema inedito delle sue nuove lezioni dal titolo "I colli di Roma nel Rinascimento" al Museo Etrusco con un calendario di otto incontri fino a giugno rivolti al grande pubblico. Qual è l' ottavo colle, allora? «È il complesso di Villa Giulia che nel '500 appare davvero come un'altura monumentale, tale da competere con gli altri sette colli - dice Nizzo - Giulio III aveva plasmato le sue proprietà per elevarsi ad un livello di novello imperatore perchè intendeva attribuire a se stesso una collocazione di rilievo nella topografia romana. Nulla avviene per caso. Tant'è che il suo nome è allusivo alla dinastia Giulio Claudio». Per Filippo Coarelli, d'altronde, «L' ottavo colle di Roma si inserisce in una visione ancora neo-pagano del Rinascimento che precede il Concilio di Trento. Con la riforma protestante queste immagini diventano impossibili e inattuali». E il resto della mappa segreta? «L'Esquilino appare come il colle più importante perché messo proprio di fronte a Villa Giulia - analizza Coarelli - e qui compare in una ricca residenza il gruppo scultoreo del Laocoonte ritrovato nel 1506, un evento di freschissima attualità. Insomma, questa mappa è una visione erudita ma soprattutto attuale che sembra rinnovare in un gioco politico i fasti della Roma antica». «I colli appaiono riprodotti come spunti impressionistici nell'attualità delle scoperte che venivano alla luce», precisa la Guidobaldi. Qualche esempio? «La veduta del Celio evidenzia a volo d'uccello Santo Stefano Rotondo, un perfetto Colosseo, ma soprattutto, sullo sfondo, il Septizodio, ossia il monumentale ninfeo voluto nel 203 da Settimio Severo ai piedi del Palatino, monumento distrutto per riciclare i marmi». Il Campidoglio? «Ha già la conformazione disegnata da Michelangelo, ma spicca soprattutto la testa enorme dell'acrolito di Costantino appena ritrovato», dice la Guidobaldi. Sfilano il Quirinale e il Viminale, ma più singolare ancora è l'Aventino che «svela la grotta leggendaria del gigante Caco, una topografia che fa riferimento al mito: fu il gigante a rubare a Ercole i buoi di Gerione», riflette l'archeologa. Fino al Palatino, rappresentato con i resti del palazzo imperiale, le colonne del tempio dei Castori, e soprattutto il lupercale, la grotta con i gemelli allattati dalla lupa.
Il Messaggero
13 Aprile 2018
Roma. Una mappa "segreta" svela l'ottavo colle della Città eterna
LA
Laura Larcan
Il Messaggero
Artista / Persona
Bene culturale
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