La procedura di vendita è avviata, l'acquirente c'è, probabilmente è stata già versata anche una caparra congrua rispetto ai 28 milioni di euro (questa è l'ultima indiscrezione) a cui sarebbe stato aggiudicato palazzo Nardini, il gioiello del Rinascimento romano che si trova in via del Governo vecchio. A bloccare tutto, però, aprendo un conflitto tra enti pubblici che potrebbe facilmente avere un seguito giudiziario, è intervenuto ieri il Soprintendente di Roma, Francesco Prosperetti che ha annunciato, proprio davanti al grande portone dell'immobile che fu, tra le altre cose sede della Pretura della capitale e poi, in seguito a un'occupazione, anche della Casa delle donne, la «proposta di vincolo per palazzo Nardini. Da ora questo bene è inalienabile». Lite tra ministeri sul no alla vendita di Palazzo Nardini La procedura di vendita è avviata, l'acquirente c'è, probabilmente è stata già versata anche una caparra congrua rispetto ai 28 milioni di euro (questa è l'ultima indiscrezione) a cui sarebbe stato aggiudicato palazzo Nardini, il gioiello del Rinascimento romano che si trova in via del Governo vecchio. A bloccare tutto, però, aprendo un conflitto tra enti pubblici che potrebbe facilmente avere un seguito giudiziario, è intervenuto ieri il Soprintendente di Roma, Francesco Prosperetti che ha annunciato, proprio davanti al grande portone dell'immobile che fu, tra le altre cose sede della Pretura della capitale e poi, in seguito a un'occupazione, anche della Casa delle donne, la «proposta di vincolo per palazzo Nardini. Da ora questo bene è inalienabile ». È un punto di svolta in una vicenda che va avanti da anni e che sembrava ormai aver messo quel prestigioso immobile pubblico ( che ora versa nel degrado più assoluto) sulla strada della privatizzazione. Ceduto per circa 18 milioni di euro dalla Regione Lazio alla Invimit ( società di gestione del risparmio il cui capitale è interamente detenuto dal ministero dell'Economia) era stato da questa messo in vendita attraverso una complessa procedura che aveva portato qualche settimana fa, all'aggiudicazione a una società italiana che ne vorrebbe fare ( forse) un albergo di lusso. « Ma su questo palazzo spiega Prosperetti i progetti di farne un edificio pubblico, adibito alla cultura, sono stati tanti, se ne parla da 20 anni » . Solo oggi, però, a vendita avviata, interviene lo stop della Soprintendenza, con il Ministero dei beni culturali che, invece, ha fatto partire una verifica amministrativa di tutti gli atti che hanno portato, negli anni, al passaggio di Palazzo Nardini di mano in mano fino alla Invimit. Nel frattempo, affinché il vincolo diventi permanente, devono passare 120 giorni. Un tempo in cui non mancheranno i ricorsi. A partire dalla società del Mef, la Invimit. Il suo presidente Massimo Ferrarese, infatti, non ci sta a far passare l'ente che guida come «inaffidabile » . « È assurdo spiega in una nota che ancora nel 2018 sia la burocrazia a bloccare gli investimenti nel nostro Paese. Ed è altrettanto assurdo che lo stesso Ente che ha concesso l'autorizzazione alla vendita, all'improvviso dichiari che lo stesso immobile è inalinabile perché è misteriosamente diventato un monumento nazionale » . Due anni fa l'autorizzazione all'alienazione fu firmata dall'allora segretario regionale Mibact per il Lazio, Daniela Porro. Oggi arriva l'intervento di Prosperetti davanti al quale Ferrarese promette battaglia. « Se andasse avanti potremmo chiedere i danni al Mibact » . C'è anche una quantificazione: «Cento milioni di euro, tra danni di immagine e mancato utile per la società. I cui introiti, ricordo, vanno a ridurre il debito pubblico, non restano certo nelle casse di Invimit». E poi c'è da considerare la possibilità che la stessa società che si è aggiudicata dopo un "concorso competitivo" l'immobile possa avanzare una richiesta di danni. La situazione, insomma, si complica, con Ferrarese che difende ancora la sua società: « È impensabile che finiamo per diventare parte lesa di probabili lotte intestine al Ministero».