La questione riguarda il disastro della Salaria dopo l'acquazzone, lunedì scorso. Per questo Carandini smette i panni dell'archeologo e indossa quelli del cittadino romano dell'anno 2018: «Il disastro della via Salaria mostra l'immagine di una città ridotta a un colabrodo. Si sa, come funzionano i colabrodo: va via tutto il liquido e poi non resta nulla Ecco, è ciò che sta accadendo alla città: noi evidentemente viviamo in una Roma colabrodo». L'archeologo ne fa un caso non solamente romano: «È il simbolo di un Paese che non riesce a garantire il funzionamento della propria Capitale. Di questo si tratta, purtroppo.». Andrea Carandini, grande archeologo e appassionato cittadino di una Roma che per lui è insieme materia di studio e di vita quotidiana contemporanea, ama spesso le risposte brevi, gli slogan. Se gli si chiede perché la via Salaria sia importante per la storia romana, risponde: «L'importanza sta nella ragione della sua esistenza». La «ragione» è un motivo tecnico, economico e civile: «La Salaria era il proseguimento dell'antica via Campana che collegava Roma al litorale, dove era aperto il Campus Salinarum, un vasto stagno che si stendeva in un'area prossima all'attuale Aeroporto internazionale Leonardo da Vinci. Tutto il sale raccolto veniva caricato e trasportato verso Roma. Qui veniva tassato, e poi ripartiva». Nulla si muoveva, quindi, se il cuore della Repubblica prima, e poi dell'Impero, non dava via libera. Perché c'era la questione del ricavo, come spiega proprio Carandini: «La Capitale viveva anche di questa tassa sul sale, un elemento indispensabile, per esempio, per l'allevamento di animali come le pecore. Il sale sull'Appennino certamente non si trova, dunque bisognava attendere quello che arrivava dal mare lungo la via Salaria». L'importanza del sale, si sa, è testimoniata anche dall'etimologia di «salario», la paga intesa come razione di sale, dunque un bene prezioso e commerciabile. Tutti tasselli che mostrano il mosaico di un sistema economico articolato ed efficiente. Basti pensare che, per realizzare la Salaria tra il Tirreno e l'Adriatico, fu necessario attraversare le Gole del Velino e il Valico di Torritta, con soluzioni tecniche stupefacenti, se pensiamo anche solo superficialmente ai mezzi meccanici a disposizione degli uomini di quei tempi. A maggior ragione, la Salaria è un simbolo di grande modernità per Roma antica. Insomma il rapporto tra Roma e il sale, spiega Andrea Carandini, era essenziale e non si limitava certo alla sola questione alimentare: «C'erano anche le saline ai piedi dell'Aventino, ma non potevano bastare e così arrivava il sale dal litorale. Per questo la Salaria può essere considerata l'infrastruttura viaria principale di Roma». Anche perché la via era l'arteria di collegamento tra i due mari, appunto il Tirreno e l'Adriatico, attraverso lo snodo di Roma. E adesso? La questione riguarda il disastro della Salaria dopo l'acquazzone, lunedì scorso. Carandini smette i panni dell'archeologo e indossa quelli del cittadino romano del 2018: «Il disastro della via Salaria mostra l'immagine di una città ridotta a un colabrodo. Si sa, come funzionano i colabrodi: va via tutto il liquido e poi non resta nulla Ecco, è ciò che sta accadendo alla città: noi evidentemente viviamo in una Roma colabrodo. Il simbolo di un Paese che non riesce a garantire il funzionamento della propria Capitale. Di questo si tratta, purtroppo.».
Corriere della Sera
11 Aprile 2018
Carandini: ormai è città colabrodo, altro che Capitale
PA
Paolo Conti
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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