Il 17 giugno il ritorno del capolavoro nel Camposanto. Paolucci: «Orgogliosi» Tra i dettagli prima invisibili spiccano i pappagalli nei vestiti delle dame PISA. È l'ultima scena del ciclo di affreschi di Buonamico Buffalmacco realizzati per il Camposanto di Pisa, la più celebre di un'opera-capolavoro, ora finalmente restaurata. Il Trionfo della Morte è tornato a mostrare tutti i suoi particolari, rivelando straordinari dettagli finora invisibili: sono riemerse nella loro bellezza cromatica le decorazioni dei manti e poi diversi animali come i pappagalli nei vestiti delle dame, uno scoiattolo che mangia una noce vicino alla laguna, gli scorpioni sul corpo di uno dei cadaveri. Una scoperta continua per i fautori del recupero della «Cappella Sistina pisana», com'è stato definito il Camposanto monumentale di Pisa. Questa grande impresa è iniziata nel 2009, grazie alla direzione dei lavori presieduta da Antonio Paolucci e la supervisione dei capi restauratori Carlo Giantomassi e Gianluigi Colalucci, che hanno coordinato e diretto un gruppo di dodici restauratori dell'Opera della Primaziale Pisana. Fondamentale il loro contributo per il recupero delle altre scene del ciclo: le Storie degli Anacoreti , il Giudizio Universale e l'Inferno e ora il Trionfo della Morte . «Il 17 giugno quando l'affresco tornerà dov'era potremo dire che l'ultima ferita inferta dalla guerra al patrimonio artistico italiano e non ancora risarcita, è stata finalmente risolta. È un buon risultato di cui andare orgogliosi», commenta Paolucci. L'opera di Buffalmacco sarà restituita nel giorno di San Ranieri, patrono della città, 74 anni dopo l'evento che ha rischiato di compromettere per sempre un patrimonio inestimabile. Era il 27 luglio del 1944 quando uno spezzone incendiario statunitense cadde sul Camposanto, incendiandone il tetto. Le cronache di quei giorni sono drammatiche e l'intervento di salvataggio e protezione subì i ritardi a causa del perdurare della guerra. Si dovettero attendere mesi prima di procedere allo stacco dalla parete delle superfici dipinte con delle colle di origine animale. Due le problematiche affrontate dal team di restauratori, ingegneri e scienziati: la rimozione frammenti di queste colle dalla superficie degli affreschi e la formazione di condense. Il biologo Giancarlo Ranalli dell'Università del Molise ha brevettato un sistema innovativo di batteri mangiatori, che applicati sulla superficie del dipinto per circa tre ore, eliminano il materiale organico senza danneggiare il colore originale. L'altro problema è stato risolto con l'installazione degli affreschi su pannelli auto-riscaldanti. L'opera ha perso due caratteristiche dal '300 ad oggi: l'azzurrite e le parti metalliche di oro e stagno, incollate per rappresentare le spade, le armature, i morsi dei cavalli.