Candidati sindaci e rispettive coalizioni sono alle prese con liste e programmi. L'ordine dei due fattori non è casuale: nella composizione delle liste la materia è incandescente, la competizione accesa. I programmi sono invece considerati accessori. Tanto più stavolta che il voto è considerato un giudizio di Dio sull'operato del sindaco uscente, un referendum pro o contro Del Bono. Non sarebbe male, al contrario, usare la campagna elettorale per riflettere su ciò che Brescia vuole essere. Nell'ambito delle strutture culturali (dopo le decisive aperture di Capitolium e Pinacoteca) sarebbe interessante varare una stagione costituente, di pensiero e di progetto, di studio e di costruzione delle fondamenta. Con il progetto-Musil ormai incardinato, almeno altri tre temi si impongono. Il primo è la Crociera di San Luca. Che l'idea di farne un museo del tappeto non sia finora decollata non è un caso e può essere un bene. Pensare a un destino altrimenti culturale di questo spazio centralissimo, posto a cerniera fra Corso pedonalizzato e ring trafficato, fra Grande e Sociale, è tema strategico. Dopo la riapertura del Capitolium anche lo snodo-teatro romano pare non rinviabile. Sul tavolo, come sfida e metro di paragone, c'è sempre il progetto di Giorgio Grassi di riportarlo a un uso spettacolare stabile con strutture non permanenti. Una soluzione delicata e complessa, che potrebbe fare però della cavea romana una scena alternativa o complementare all'Arena scaligera come meta serale del turismo gardesano. Infine a Brescia, città di lettori e di case editrici dove un cittadino su dieci frequenta le biblioteche, manca una grande biblioteca contemporanea a scaffale aperto che sia fulcro di un sistema culturale imperniato sulla pagina scritta. Non è necessario guardare alle metropoli: bastano gli esempi di Chiasso, Cinisello Balsamo e Pistoia. È singolare che i primi due temi siano stati più volte rilanciati da queste colonne da Renato Borsoni, intellettuale di cui s'è ricordato il primo anniversario della scomparsa. Non così per la grande biblioteca contemporanea, a cui Borsoni avrebbe anteposto un nuovo auditorium. Infine, un'avvertenza metodologica che può valere per tutti gli schieramenti: non sarebbe male, in futuro, distinguere e separare la delega alla cultura e quella degli eventi. Così, tanto per chiarire. E sciogliere alla radice l'intrico fra effimero e strutturale, alto e basso, canonico e pop.