La vicenda delle capanne di Bolgheri che il Comune di Castagneto Carducci intende demolire è emblematica, quasi una parabola, del momento che viviamo. Tra il turismo di massa che fagocita città e costa in nome dei fatturati e la difesa del bello e della qualità della vita. Tra populismo e privilegio. La Toscana è bella e ci si vive bene. E va difesa dalle ruspe e dai furori ideologici, ma anche da privilegi anacronistici. Da Bibbona a Donoratico si distende una striscia di verde lunga quattro chilometri in cui si trova l'oasi di Bolgheri: piante, fiori e uccelli rari, da tutelare. Vista dalle colline questa striscia di verde è unica lungo la costa livornese dove invece si è costruito, e non sempre bene. Il merito è del conservatorismo virtuoso di alcuni nobili. Mario Incisa della Rocchetta, il capostipite, l'inventore del Sassicaia e il fondatore dell'oasi di Bolgheri, fu un personaggio versatile e aperto di vedute (per la Lef, piccola casa editrice di La Pira e don Milani, ha scritto La terra è viva , manuale di successo dell'agricoltura ecologica), che difese le sue terre dall'assalto del cemento. La spiaggia di Bolgheri, trasformata dai proprietari, dagli Incisa agli Antinori, in un paesaggio raro con le sue capanne e tettoie, le dune e le piante rare, appartiene però al Demanio. In questa spiaggia c'è silenzio anche per Ferragosto e vi si incontrano discretamente personaggi della politica, della cultura, dell'economia come in un salotto mondano. Il Palone uno dei nomi con cui è conosciuta questa lingua di spiaggia non è Rimini, non è Cecina, ma neppure Capalbio, per capirci. Una spiaggia unica, dunque, che per questo va salvaguardata. E' legittima pertanto la preoccupazione espressa ieri sul Corriere Fiorentino da Sibilla della Gherardesca, che da presidente del Fai della Toscana, ha osservato come con la demolizione delle capanne e delle tettoie si corra il rischio di perdere «un angolo di cultura molto più che rappresentativo». E ha aggiunto che la costa tirrenica è disseminata di obbrobri edilizi: «Basta guardarsi attorno: a Follonica spuntano i grattacieli sul mare e Marina di Bibbona è un'accozzaglia di case e palazzine senza senso». Come darle torto? Ma il punto della contesa non è l'abuso del cemento, bensì il privilegio. La domanda allora è questa: è giusto che nel Demanio pubblico insistano capanni e tettoie private? No, non è giusto, hanno sentenziato Tar e Consiglio di Stato, e ora la soprintendenza ai Beni paesaggisti sostiene che non ci sono vincoli da tutelare. È evidente che, per come sono stati finora gestiti, i capanni siano un privilegio che i proprietari si sono arrogati nel tempo. Non a caso tutta la «guerra» nasce, nel 2002, da un'arroganza di sapore medievale: la lite furiosa tra un avvocato milanese e un passante accaldato che si era fermato a sedere all'ombra della sua tettoia. Fino a qualche mese fa sembrava che il Comune di Castagneto Carducci volesse regolarizzare l'abuso senza buttare giù i capanni. La spiaggia di Bolgheri sarebbe rimasta quella che è sempre stata, ma sarebbe diventata di tutti, anche se comunque l'accesso dall'Aurelia è possibile solo passando dalle proprietà dei nobili e quindi con il loro permesso. Far quadrare la difesa della tipicità della spiaggia di Bolgheri con la rimozione di un privilegio antico era il compito della politica. Le ruspe non sono una soluzione, ma una sconfitta. Per tutti, e soprattutto per un territorio unico in Toscana e nel mondo.