La sovrintendenza di Siena ha appena approvato il progetto di recupero e già sono state pulite le mura dalla vegetazione infestante per i rilievi archeologici: dopo decenni di abbandono e degrado, dopo una battaglia per impedire che sull'area sorgessero delle villette e dopo aver resistito all'allargamento di una superstrada che avrebbe messo a rischio la stabilità degli edifici, torna alla luce la stupenda architettura dei Bagni di Petriolo, terme del XIV secolo amate da imperatori e pontefici. I Medici, i Gonzaga, i Piccolomini erano ospiti fissi in quella che oggi è la riserva naturale di Merse, tra Siena e Grosseto, sulla strada dei Monasteri, vicino alla via Francigena e alla strada Romea. Una vittoria di Italia Nostra e del "Comitato spontaneo degli Amici dei Bagni di Petriolo" che si sono battuti per salvarla. Così, il recupero, una volta finito, non avrà nulla da invidiare ai siti Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco, diventando un simbolo per la protezione delle aree storiche del Paese. Ma è soprattutto "l'acqua libera" a dare una forte identità al luogo: così la percepiscono i residenti e così è conosciuta in tutto il mondo dagli appassionati dei bagni caldi all'aria aperta. «Tutti considerano Petriolo un bene comune da difendere. Inoltre il paesaggio naturale incontaminato offre grandi potenzialità turistiche», annuncia Mariarita Signorini, presidente regionale di Italia Nostra Toscana. «Valorizzeremo l'esistente, senza costruire niente. Per cominciare verranno ripristinati tutti gli itinerari, "strade bianche" ormai in disuso perché coperte dalla vegetazione». Adriano Paolella, architetto, guida il progetto di recupero dei luoghi per Italia Nostra nazionale, mentre le indagini storiche e archeologiche hanno coinvolto le università di Milano, Firenze e Siena. «I Bagni di Petriolo sono un bene unico», spiega Paolella, «per l'impianto murario dell'inizio del 1400 che cinge un ettaro di terreno in cui sono collocate le vasche termali usate da papa Enea Silvio Piccolomini e dove indagini archeologiche hanno rinvenuto i resti di tanti edifici medioevali. E poi anche per l'elevato pregio naturalistico dell'area, insediata sulle sponde del Farma e con le sorgenti di acqua sulfurea a 42 che si riversano nel fiume. Una meraviglia culturale e ambientale, che però negli ultimi decenni ha subito un degrado così profondo da comprometterne l'uso». Unipol-Sai- Sgr, proprietaria del bene, ha intuito che la strada per riqualificare l'area è quella di investire negli interventi di restauro: 4 milioni di euro, il primo lotto sarà pronto tra 14 mesi, gli altri tre a seguire. Il progetto sarà chiuso entro tre anni. «Tutti noi lavoriamo per "raccontare il territorio" insieme ai residenti», sottolinea Paolella, «abbiamo adottato i criteri di pianificazione dei siti suggeriti dall'Unesco». Nel basso medioevo Petriolo si affermò come una delle stazioni termali più note in tutta Europa, le cui proprietà terapeutiche delle acque furono citate nei principali trattati medici dell'epoca. Studiando gli archivi, i ricercatori hanno scoperto che all'interno della cinta fortificata si trovavano il palazzo del podestà, la piazza, l'edificio per la riscossione delle tasse, alberghi, case signorili, il bagno degli uomini, delle donne, il bagno "grotta", un stabilimento termale, la cappella di San Niccolò, le case dei religiosi e la fontana. La fortezza di Bagni di Petriolo è quadrangolare, ha ancora tre torri delle quattro originali, una porta e i resti di un ponte fortificato che verrà ripristinato. Il restauro inizierà dalla torre principale e dalla locanda che riavrà le sue sette stanze, tre piani e un sottotetto. Sarà un luogo di sosta per i viaggiatori. Come un tempo.