Laggiù, molto laggiù, c'è Milano, e qualcuno assicura che nelle giornate di vento si vede la madonnina del Duomo, che brilla nel sole. E se non si vede la madonnina, si vedono i grattacieli. E insomma perché privarsi di questo panorama, avendolo? «Però ce lo vogliono togliere e proprio qui, nell'unico punto della città da cui si vede Milano, costruiranno tre brutte ville, uno scempio». Bisogna dire che il paesaggio intorno a Gallarate non è quello toscano o marchigiano, e che guardando in là si vedono bene l'autostrada dei Laghi, e l'ospedale di Busto Arsizio, e pure il carcere, e anche le ciminiere di mattoni che ricordano il passato glorioso dei cento cotonifici, e persino il grosso residence di Paolo Berlusconi che ospitò molti del Milan tra cui Maldini e Inzaghi, quindi la città più smart d'Italia è poco più di un miraggio, quasi sempre nascosta da una trapunta di foschia misto smog. Ma "questo è il nostro panorama, e noi stiamo lottando per difenderlo", in una città e in un Paese che consuma allegramente il suolo, e se anche ne è rimasto un ultimo pezzetto, lo divora. Molti di Gallarate e soprattutto i residenti di Crenna, che è la collina della città, stanno firmando una petizione per chiedere al Comune di annullare il permesso di costruzione, ma il Comune risponde che "la proprietà ha il diritto a costruire" per bocca dell'assessore Alessandro Petrone, e d'altra parte a Gallarate ci sono cose più importanti a cui pensare. Esempio: spedire a Milano i migranti che ancora stazionavano da queste parti, il 20 marzo il sindaco Andrea Cassani (Lega) ha pagato di tasca sua i 90 euro di biglietti di treno dicendo loro «Milano è molto meglio di Gallarate», quindi sciò. In più, Elia Fasoli di "Vivere Crenna" racconta che giusto qualche giorno fa il sindaco ha cercato di far saltare «il corteo del 25 aprile, proponendo una cerimonia all'interno del cimitero, con la scusa che i vigili erano già tutti impegnati per una gara ciclistica. Importante, ma il 25 aprile lo è di più, o no?». Anna Colombo, 76 anni, confinante con la proprietà su cui verranno costruite le ville, per adesso è riuscita a bloccare il progetto. Nel 2015 si è rivolta al giudice "chiedendo il diritto di paesaggio, e lui ha fermato il cantiere". In più, essendo diventata esperta di urbanistica, rivendica "la legge 144468, che impone una distanza di 10 metri dal finestrato". Il suo. E anche quello dei vicini, che però hanno affittato a una ditta di pompe funebri, e lì nessuno si lamenta. «Un tempo la collina di Crenna era bella», dice Giorgio Locarno, rappresentante locale di Legambiente, con ville non patrizie ma di industriali "come il Carminati", cotoniere che piantò molti abeti, ora saliti a 30 metri di altezza, e quindi così alti da impedire la visuale dal belvedere che pure c'è in piazza Repubblica, perciò o li si tira via o il belvedere resta così, poco leopardiano. Poi c'era "l'Enrico Macchi, che a Berlino vide l'Unter den Linden, e decise di farlo anche qui, nel 1911", piantando centinaia di tigli che ancora definiscono la salita fino a Crenna. «L'abitato storico è già rappresentato nel catasto teresiano del 1730, e non è cambiato di molto da allora». Perché già allora i tecnici di "Teresina", come qui viene chiamata l'imperatrice d'Austria, capirono che la collina era morenica, quindi soggetta a frane e in più piena d'acqua. La scarpata, perché di questo si tratta, su cui si andranno a costruire le ville bianche in stile minimalista come va di moda ora, è stata terrazzata a forza di cemento e terra di riporto. Chi ha permesso tutto questo? Nel 1987 quel pendio era "zona verde pubblico non edificabile". Ma già nel '91 si era trasformata in verde privato e una giunta dopo l'altra, un sindaco via l'altro (Udc, Lega, Forza Italia, poi di nuovo FI, poi Pd e ora Lega), quel pezzo di terra in discesa si è modificato e addirittura appianato. Sono i miracoli del progresso, "basta mettere giù dei plinti di cemento", dice Fasoli. In una città che è cresciuta fino a superare i 50mila abitanti, vive grazie all'aeroporto di Malpensa e negli anni ha riempito tutti gli spazi vuoti di villette e supermercati, alberghi e autentici ecomostri come quello di via Monte San Martino, opera discutibile di un architetto megalomane. Naturalmente questa "malagestione del territorio", così la definisce Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, non è solo di Gallarate o della Lombardia o del Nord, ma cronico male italiano, dove si rosicchia ogni angolo libero e si costruiscono capannoni vicino a chiese romaniche. Oppure si promuovono progetti di piscinette travestite da vasconi, come si vede nei primi rendering di questo progetto a Crenna, poi qualcuno le ha eliminate, forse da ultimo è stato fulminato dal buon senso. Ha lasciato però le ville bianche, che non si capisce dove possano stare essendo l'area striminzita oltre che parecchio in discesa, quindi forse saranno cucce per cani, o casette per nani, con vista Milano.