L'intervento del Mibact può contribuire ad affrontare nella giusta dimensione strategica la questione della salvaguardia dei tessuti di pregio di Roma poiché credo che il principio di proteggere il "paesaggio storico urbano" nel suo complesso, sia il più appropriato per affrontare la situazione. Il ministero intende avviare un'istruttoria per apporre una serie di vincoli paesaggistici a salvaguardia dei valori urbani e storici delle testimonianze urbanistiche post unitarie e dei primi decenni del XX secolo e in particolare a protezione dei quartieri a villini, i più esposti al rischio di manomissione. Immagino che sarà necessario predisporre la mappatura di intere parti di città nelle quali questi valori siano riconoscibili e documentati. Ha però ragione l'assessore Montuori quando afferma che un'iniziativa di queste dimensioni non può che essere concordata con l'amministrazione di Roma Capitale nella ricerca di una soluzione che sia condivisa, appropriata ed efficace dal punto di vista procedurale. Come è noto, la situazione attuale è determinata dagli effetti del Piano Casa e della legge sulla rigenerazione urbana della Regione Lazio che agiscono in deroga rispetto alle norme del Prg di Roma del 2008; questo perché nel Piano non ci sono più zone omogenee rigidamente normate, ma "tessuti" nell'ambito dei quali è possibile intervenire senza alterarne la configurazione e rispettandone i caratteri costitutivi. Tipico l'esempio di un tessuto "a villini" dove le case, alte di norma 5 piani, sono distaccate dal filo stradale e circondate da uno spazio sistemato a giardino. È evidente che se in un tessuto di questo genere è possibile demolire e ricostruire una singola casa aumentandone volumi e altezza, il tessuto stesso ne risulterà decisamente alterato, vanificando del tutto la strategia del Piano. Mi domando come sia stato possibile che Roma Capitale non abbia a suo tempo (giunta Alemanno, 2012) opposto le necessarie azioni di contrasto inserendo come avrebbe potuto i tessuti a villini tra quelli ai quali il Piano Casa non può essere applicato. Va ricordato che tra i documenti gestionali del Prg è inserita la Carta per la Qualità che ha un'ampia sezione dedicata all'architettura del Novecento; per sua natura però la Carta pone l'attenzione su singole opere di pregio e non su interi settori urbani ed è quindi strutturalmente impotente rispetto ad un norma che permette di intervenire sul singolo edificio che compone il tessuto edilizio. Una nota critica. Nella maggior parte degli articoli di stampa, nel tentativo di conferire maggior vigore all'azione di contrasto nei confronti delle demolizioni in programma, emerge una forma di disprezzo per l'architettura contemporanea che non mi trova d'accordo. Il problema non è certo la modernità dell'opera (sarebbe forse preferibile in stile?), ma la necessità di salvaguardare quelle parti omogenee di città nelle quali la cultura architettonica e con essa i cittadini riconoscono la presenza di caratteri identitari da custodire. L'autore è ordinario alla Sapienza ed estensore della Carta della qualità per il '900