L'ex assessore Morassut attacca il Campidoglio "Demolizioni in caso di grave degrado E rispettate il volume" Questa volta l'attacco al Campidoglio e al Mibact, sul fronte dello scandalo dei villini dei primi del Novecento demoliti e ricostruiti con un premio di cubatura, usando le norme del Piano Casa regionale, viene dall'ex assessore all'Urbanistica della giunta Veltroni, il dem Roberto Morassut, che ha varato il nuovo Piano regolatore di Roma. « Per evitare la strage dei tessuti della città storica» afferma «occorre soltanto leggere ed applicare gli articoli 30 e 25 delle Norme tecniche di attuazione del Prg di Roma » . La soluzione? « Oggi il Piano» spiega Morassut «consente di demolire e ricostruire ma soltanto al fine di migliorare le prestazioni energetiche e tecnologiche e in caso di situazioni di irreversibile degrado. Del resto, una città non si può ingessare, come si vorrebbe fare con l'apposizione indiscriminata di un vincolo » . Per l'esponente dem, « questi interventi debbono restare nella sagoma esistente del volume fuori terra, ma possono aumentare la superficie utile, un incentivo giusto e non speculativo». E contro le deroghe del Piano Casa? «Esistono precise regole della Carta della qualità » spiega l'ex assessore « che non riguardano solo gli edifici tutelati, ma tutti: il Comune può obbligare i costruttori o a ristrutturare senza demolire o a ricostruire, ma salvando ad esempio i prospetti e le caratteristiche architettoniche dell'epoca. Non ci si può arrendere come fa il Comune oggi». Una soluzione che può funzionare da grimaldello per non far demolire, sebbene rischi di offrire una salvaguardia solo di facciata dell'integrità di alcuni tessuti. Dalla parte opposta della barricata, era stato l'assessore all'Urbanistica Luca Montuori a scrivere un post polemico su Facebook, dopo l'intenzione, annunciata dal ministero dei Beni Culturali, di imporre un vincolo paesaggistico sui tessuti storici otto-novecenteschi di Roma. "L'azione del Mibact" aveva affermato "scavalcherebbe i tentativi di individuare soluzioni condivise, come invece stavamo facendo in accordo con la Soprintendenza speciale archeologia e la Sovrintendenza capitolina, commisurate alle esigenze della città, e si configurerebbe come un danno clamoroso se venisse portato fino in fondo senza un adeguato confronto". "Da domani" questa la denuncia di Montuori "in intere zone della città potrebbe essere impossibile modificare una finestra, trasformare anche una superfetazione, adeguare un vecchio edificio a rinnovate esigenze abitative". Mentre infuria la polemica, sono già quasi seicento le domande depositate a Roma, molte delle quali per demolire e ricostruire. Tra queste, le più clamorose riguardano Villa Paolina, ex convento del 1930 a largo XXI Aprile, al posto della quale si vorrebbe costruire un palazzo di dieci piani, e una palazzina di due piani, con le pareti di cristallo, che dovrebbe sorgere nel cortile dell'università Lumsa, in via Pompeo Magno, in Prati.