Gli scavi riportano alla luce case con bagni di epoca romana ma si cercano ancora piazze ed edifici pubblici Non solo templi greci ad Agrigento. Sotto le campagne del parco archeologico Unesco "dorme" ancora un'intera città con le sue case, le strade, le piazze ma anche edifici pubblici, fabbriche e negozi. Non hanno dubbi gli archeologi impegnati nel viaggio a ritroso nel tempo per ricostruire il centro abitato di epoca ellenistico-romana di cui il teatro antico, scoperto nel 2017, ne rappresenta l'apice architettonico e sociale. La caccia ai resti della città antica, dopo le prime ricerche degli anni Cinquanta, è appena cominciata e in questi giorni sono due i cantieri di scavo nella Valle dei templi: uno all'interno di un quartiere chiamato "Insula III" che vede in campo gli archeologi dell'Università di Bologna; un altro per riportare alla luce le terme del quartiere. Entrambi i cantieri sono aperti a studiosi e curiosi nei giorni dispari, dalle 9 alle 12, per partecipare alle scoperte e assistere ai ritrovamenti e alle operazioni di scavo. Appena conclusa, invece, la seconda fase delle indagini archeologiche per riportare in luce il teatro ellenistico a seguito della quale sono stati scoperti i sedili su cui gli spettatori assistevano agli spettacoli oltre a maschere, lucerne e alcuni vasi. Nei prossimi mesi si darà il via a un'altra grande operazione di indagine archeologica nell'area del teatro che, ancora, si trova sotto terra. «Per la prima volta dice il direttore del parco archeologico di Agrigento, Giuseppe Parello sono in corso all'interno dell'area archeologica campagne sistematiche di scavo che daranno risposte attese da sempre perché la città antica, per gran parte, è nascosta». D'altronde, lo storico Diodoro racconta dell'opulenza della polis e della sua bellezza. «Diodoro descrive una città ricca e vivace aggiunge Parello - che commerciava con Cartagine esportando vino, olio e grano». E proprio la zona "industriale" dell'antica Agrigento è tra le scoperte a cui mirano gli archeologi nei prossimi mesi ma anche di quella destinata al commercio. «Cerchiamo pure l'area artigianale dice Giuseppe Parello perché sicuramente si produceva la ceramica e si esportava lo zolfo, quindi esistevano antenati delle moderne fabbriche. Sappiamo che esistevano anche strutture per la trasformazione degli alimenti, come mostrano i resti di un palmento antico nei pressi del tempio di Giunone». Quel che emerge oggi è l'urbanistica di una città di età ellenistico-romana dapprima sconosciuta e che rivela aspetti scenografici con un'agorà di forma rettangolare, lunga 280 metri e ampia 170 metri la cui parte ultima era il teatro ellenistico. Una piazza che si snodava su quattro grandi terrazze quasi fosse una immensa scala sormontata da portici e altri edifici tra cui anche un tempio romano. Tutto ciò in una città monumentale dove la piazza era il centro delle attività del popolo, che qui si riuniva per assistere alle feste e agli spettacoli, oltre che alle adunanze politiche di una comunità di oltre 50mila abitanti. «Devono esserci altri edifici pubblici dice Parello destinati al popolo e alla preghiera, per questo l'indagine archeologica continuerà ad allargarsi in tutta la zona del quartiere ellenistico-romano». Mosaici, pitture parietali, marmi e persino un bagno in camera nelle domus del quartiere residenziale dell'Agrigento romana. Questi i primi risultati degli scavi curati dalla missione archeologica dell'Università di Bologna che sta lavorando nel cuore dell'Insula III dove si sta studiando un rione abitato dall'epoca greca fino al VI secolo dopo Cristo scandagliando mille anni di storia. «Le case greche vennero ristrutturate e, dunque, riutilizzate dai romani dice Michele Scalisi dell'Università di Bologna e il confronto con altre città come Himera e Selinunte, ad esempio, mostra come anche qui non vi fossero rioni ma un continuo di isolati e strade che separavano i blocchi di case». Ma come erano le case dell'antica Agrigento? Quelle di età romana oggi indagate si ispirano alla tradizione di età greca, con ambienti residenziali o di rappresentanza che si affacciano su un portico e un corridoio lungo da cui si accede alla zona notte divisa tra donne e uomini. Nelle sale di rappresentanza vi erano anche gli spazi in cui il dominus riceveva i suoi clienti e faceva riunioni di affari. Dagli scavi di Agrigento emerge anche come nei pressi della piazza centrale e degli edifici pubblici le case fossero più sfarzose e, dunque, abitata da famiglie più ricche come dimostra il fatto che fossero a due piani: una sorta di villa. All'interno delle case più aristocratiche vi erano anche i bagni, cosa piuttosto rara per l'epoca. «Ne abbiamo ritrovato uno dice l'archeologo Scalisi e racconta la quotidianità di una città di elevato livello sociale. Nell'Insula III ci sono 12 case e vi abitavano circa 180 persone tra familiari e servitù». Oltre alle abitazioni ci sono anche botteghe e attività commerciali tra cui una sorta di "mini-market" dell'antichità che vendeva generi alimentari e vino, e "bar" dove poter bere e mangiare qualcosa.
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Isabella Di Bartolo
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