Museo Industria a rischio sfratto Rischia di chiudere il Museo dell'Industria e del Lavoro di Rodengo Saiano (Brescia). La proprietà chiede un affitto da 150 mila euro o lo sfratto della raccolta di reperti e documenti. Il Musil sotto sfratto. In pericolo migliaia di macchinari, reperti e collezioni Il Museo dell'Industria e del Lavoro di Rodengo Saiano (Musil) rischia di chiudere i battenti nei prossimi mesi. Un grande patrimonio lombardo di storia dell'industria, dell'arte e della cultura è in bilico e rischia di disperdere il valore accumulato in un decennio di raccolta: alla scadenza del comodato d'uso decennale della struttura, passato nel frattempo da magazzino a vero e proprio museo, la fondazione che gestisce la struttura si trova a fronteggiare da una parte l'intenzione di alcuni dei soci principali di dirottare il patrimonio museale alla sede di Brescia, e dall'altra le richieste della società immobiliare proprietaria (l'immobiliare La Primavera) che chiede un affitto da 150 mila euro e valuta la struttura 2 milioni di euro. Pena lo sfratto dalla struttura che costituisce la base per la conservazione e la rotazione dei reperti e documenti della sede centrale di Brescia. Lo scorso anno si era quasi trovata un'intesa per l'acquisto attorno al milione con la Fondazione Micheletti che raccoglie l'archivio a sostegno delle collezioni, ma la proprietà è poi rimasta sulle sue posizioni nonostante una ristrutturazione del debito in atto. «In questo momento racconta Pier Paolo Poggio, direttore generale del Museo dell'Industria e del Lavoro l'attività di apertura al pubblico è chiusa e stiamo cercando di convincere tutte le parti coinvolte a occuparsi della vicenda, anche perché molte collezioni sono sotto vincolo e difficilmente trasportabili». Del resto nel consiglio direttivo della Fondazione siedono consiglieri nominati da enti come il Comune di Rodengo Saiano, Regione Lombardia, Comune di Brescia, A2A e Università di Brescia giusto per citarne alcuni. Dunque l'invito di Poggio è chiaro ed esteso a tutti gli enti locali e regionali. Nell'ultimo anno, sottolinea Poggio, «la Fondazione ha cercato di arrivare a un accordo, o con affitto calmierato o con l'acquisto dell'immobile a un prezzo non superiore a 1 milione di euro. Ciò anche tenendo conto che sono stati investiti sull'immobile oltre 2 milioni di euro di fondi pubblici che verrebbero completamente sprecati, nel caso il museo venisse demolito, con il trasferimento dei materiali in altra sede, che al momento non esiste». Il rischio è quello di andare a disperdere un pezzo significativo della storia lombarda. Le collezioni museali e documentaristiche riguardano principalmente arti e industria. Importante la raccolta di pellicole con le seimila bobine provenienti in larga parte da aziende milanesi come la Gamma Film dei fratelli Gavioli, fondata nel 1953 e principale produttore dei «Caroselli» televisivi, il Cinestabilimento Donato, la Cine Executive-Tv dell'operatore cinematografico Remo Grisanti e del regista-montatore Sem Bianchi attivi a cavallo tra gli anni 50 e 70, e infine la Garage Cinematografica di Valerio Castelli e Renata Prevost, pionieri nel campo del documentario d'impresa. Vi sono poi le sezioni del tessile, meccanotessile, tipografico, energetico, conciario, alimentare, chimico, metallurgico e dei computer quando ancora venivano chiamate macchine di calcolo. Qui il museo è popolato da carte e report aziendali, progetti e macchinari che dal 1800 hanno segnato l'industrializzazione non solo della Lombardia, ma di tutta Italia. Per le visite, anche guidate, c'era il supporto del personale della Fondazione. Numerosi poi i laboratori, le attività di alternanza scuola-lavoro e l'organizzazione di eventi aziendali. Recente la mostra «In trincea. Breve viaggio nella Grande Guerra». In questi dieci anni ha giocato un ruolo fondamentale il vicino outlet Franciacorta. Grazie alla normativa che prevedeva le aperture domenicali degli esercizi commerciali in luoghi a vocazione turistica la vicinanza del museo aveva qualificato il territorio come tale. «Probabilmente con il cambiamento della normativa (leggi liberalizzazione totale all'apertura dei negozi introdotta dal governo Monti, ndr ) proprietà e Comune hanno perso ogni interesse nella struttura». Dal comune di Rodengo Saiano intanto bocche cucite: «È una situazione in evoluzione dice il sindaco Giuseppe Andreoli e dopo dieci anni sono ancora molte le cose da chiarire tra gli attori in campo. Stiamo seguendo la pratica conclude con l'obiettivo di risolvere anche situazioni di contenzioso che si sono venute a creare».