Diciotto lavoratori a casa su diciotto: «Eravamo una delle principali aziende di restauro della città, ora siamo tutti licenziati». Ieri in via della Ninna hanno protestato i dipendenti della Decoart, ditta attiva da 39 anni, da 5 in regime di contratti di solidarietà, messa in liquidazione la scorsa settimana. Solo nell'ultimo decennio hanno firmato i restauri delle opere decorative nelle sale monumentali di Palazzo Pitti, delle facciate e delle pitture murali in San Marco, della Chiesa di Santa Caterina a Pisa, del Museo di Villa Mimbelli a Livorno, del Cortile di Michelozzo di Palazzo Medici Riccardi, degli interni di Santa Maria Novella, di Palazzo Guicciardini e di molte altre opere. «Lavoriamo principalmente con la committenza pubblica a tutti i livelli, da quello comunale a quello ministeriale, ma da anni il lavoro scarseggia sempre più, resistono solo le commesse per lavori di grande impatto mediatico, tutto il resto scompare» racconta la portavoce Linerina Villa. Hanno quindi fatto un appello a tutte le amministrazioni affinché «si torni a investire nel restauro». E hanno incontrato l'assessore al lavoro di Palazzo Vecchio Federico Gianassi che ha promesso di «mettere appunto delle azioni insieme» perché «a Firenze il restauro è un valore aggiunto». Nella sola area fiorentina i restauratori dieci anni fa erano 400. Oggi sono 150. I numeri fotografano il dramma di una professione che la crisi economica ha messo a dura prova. «Vogliamo un piano pubblico rendicontato ogni anno su cosa viene restaurato e quanto si investe a Firenze», ha affermato Marco Benati della Fillea Cgil, chiedendo alle istituzioni l'apertura di un tavolo: «È necessario che si faccia una sintesi, soprattutto è necessario che ci sia un rilancio del lavoro, gli investimenti mancano pesantemente e stiamo continuamente perdendo posti di lavoro». Parallelamente il settore vive un ulteriore problema: da 13 anni si attende dal ministero dei Beni Culturali il riconoscimento della qualifica di restauratore tramite pubblicazione di un elenco nazionale. «Negligenza e ritardi del ministero prosegue il sindacato hanno trasformato questi lavoratori in precari perennemente esposti a contratti al ribasso».