Grande consenso intorno al progetto dei circoli remieri di Roma di realizzare un museo del Tevere. L'idea piace al presidente del Coni Giovanni Malagò, al campione olimpico Giuseppe Abbagnale, a Enrico Vanzina e a molti altri. Alla notizia che presto potrebbe nascere il museo del Tevere, Enrico Vanzina parla di «emozione» chiamando il fiume «un segmento d'acqua e magia», mentre Giovanni Malagò ricorda Giulio Onesti, «il primo presidente Coni del dopoguerra che riuscì a rilanciare lo sport italiano e da ragazzo remava proprio su quelle acque. Da "autostrada" per il rifornimento delle merci a culla dello sport romano, non bisogna dimenticare cosa sia stato il Tevere per la nostra città». Giuseppe Abbagnale, campione olimpico e presidente della Federazione italiana canottaggio, accoglie l'idea «con gioia, anche per avvicinare i romani al fiume e magari spingere tanti ragazzi a scegliere il nostro magnifico sport». Molte le testimonianze di entusiasmo e voglia di partecipare dopo l'annuncio, sulle pagine del Corriere , di un progetto lanciato dai cinque storici circoli remieri della capitale per la realizzazione di un museo dedicato all'eredità che questa millenaria risorsa ha lasciato nel mondo contemporaneo e come possa essere valorizzata e rilanciata nel futuro. «Il Tevere è oggi un "luogo affettivo" che ci ricorda le ragioni e le circostanze della nascita di Roma spiega il professor Vincenzo Padiglione, ordinario di Antropologia culturale alla Sapienza e direttore della rivista AM-Antropologia museale -. Il museo del Tevere dovrà dunque celebrare questo importante legame, essere un "museo narrativo" che racconti il modo in cui i romani, dal passato sino ai nostri giorni, hanno vissuto questa straordinaria presenza». In campo, per sostenere l'iniziativa, anche Giampiero Galeazzi: «Se non ci fosse stato il Tevere, forse Roma non sarebbe mai nata. A Parigi e a Londra esistono case della memoria per i fiumi cittadini. È assurdo che il Tevere, con un passato leggendario, non abbia ancora il suo museo. Come presidente dell'associazione Tevere per Roma tifo perché venga alla luce e vorrei che rappresentasse un esempio di buona collaborazione tra l'amministrazione e tutte le forze della città». Aggiunge Gianni Battistoni, ex presidente del Canottieri Roma e per anni presidente dell'Associazione via Condotti: «I guai per il Tevere iniziarono con le opere realizzate dai piemontesi dopo l'inondazione del 1870, a partire dai famosi muraglioni che sottrassero il fiume alla vista dei romani. Così, al contrario di tutte le città del mondo che hanno la fortuna di avere un fiume, in pochi qui amano il Tevere: tra loro i canottieri, divenuti nel tempo vere e proprie "vestali", con la promozione delle attività sportive e la cura degli argini per sottrarli a un imperdonabile degrado. Il museo? Lodevole iniziativa che va controcorrente. E ci auguriamo che dopo gli interventi sul Colosseo, Fontana di Trevi e Trinità dei Monti, anche per un restauro ambientale del Tevere si facciano avanti sponsor illuminati». Daniele Masala, infine, romano e olimpionico di pentathlon, uno degli uomini-simbolo dello sport italiano, pur ricordando la sua traversata del Tevere a nuoto nel 1969, dichiara che solo in età matura ha «apprezzato il valore del nostro fiume per Roma, sia in termini di identità storico-culturale sia come formidabile strumento di aggregazione sociale e sportiva. Appoggio dunque l'idea del museo - conclude - convinto che si potrà recuperare e valorizzare la storia del nostro fiume e proiettare, all'interno della comunità cittadina, l'immagine di una risorsa ancora fruibile».