INFRASTRUTTURE A RILENTO Per completare il piano mancano 31 miliardi pari al 60 del totale Lunardi: stiamo accelerando Il rapporto del Parlamento: completato lo 0,2 dei lavori in programma Roma. Il piatto piange, per le Grandi opere manca all'appello il 60 delle risorse, oltre 31 miliardi di euro per completare il programma e vi è grande incertezza circa le attribuzioni finanziarie. Punti interrogativi incombono poi sui tempi di completamento delle opere, in un arco temporale che spazia dal 2005 al 2016. E sul pacchetto di infrastrutture strategiche pesano anche le incognite della capacità di attrazione degli investimenti privati. Inoltre, è ancora tutta da valutare la capacità di incidere del programma nei tempi brevi sul sistema imprenditoriale delle costruzioni e sugli scenari competitivi: si prevede anzi che i primi impatti non potranno essere visibili prima di 2 anni, a partire dal 2007. È un quadro poco incoraggiante quello che emerge dal secondo rapporto del servizio Studi della Camera, dedicato alle infrastrutture strategiche e all'attuazione della Legge Obiettivo, uno dei fiori all'occhiello del governo. Un'analisi scrupolosa racchiusa in tre volumi e 86 schede, uno strumento di dettaglio che ricostruisce il percorso deliberativo e attuativo di ciascuna opera, un vero e proprio monitoraggio che fotografa opera per opera lo stato di attuazione effettivo del programma. I dati parlano chiaro. Negli 86 interventi deliberati dal Cipe finalizzati ad altrettante opere, il fabbisogno residuo calcolato dal Servizio studi è pari a 31,54 miliardi di euro, su un costo complessivo di 52,72 miliardi e risorse disponibili per 21.176 milioni di euro, dei quali la fetta più grande spetta allo Stato e solo 372 milioni sono di provenienza Ue. Manca insomma all'appello circa il 59,6 delle risorse. E, solo calcolando l'onere a carico delle casse pubbliche, per completare le infrastrutture fin qui deliberate occorre un impegno di spesa di 2 miliardi di euro l'anno per i prossimi 11 anni. Più che un grande cantiere, l'Italia sembra piuttosto un grande studio di elaborazione progetti, con la quasi totalità delle grandi opere ancora non emersa dalla fase di progettazione. Su 17 macro opere, quelle attualmente in gara sono solo il 7,2, quelle contrattualizzate il 17,7 e quelle i cui lavori sono conclusi appena lo 0,2. Solo gli interventi in campo energetico risultano «in fase di conclusione». Secondo il ministro alle Infrastrutture Pietro Lunardi però «entro il primo semestre del 2006 saranno aperti cantieri per ulteriori 40 miliardi di euro che comporteranno una crescita occupazione di 400.000 posti in più». I dati evidenziati dal ministro vogliono opporre alle critiche il grande sforzo compiuto finora per far partire l'arrugginita macchina dei lavori pubblici, insomma il bicchiere mezzo pieno. «L'86 degli interventi inseriti nel programma ha avuto in questi 3 anni un'attivazione procedurale. Oggi circa il 26 del programma risulta già in fase di gara o di contrattazione», afferma il ministero. Secondo i tecnici di Lunardi, l'effetto trascinamento della legge obiettivo ha portato nel quinquennio 2000-2005 a un incremento della cifra d'affari di 29 miliardi, dai 19 miliardi del quinquennio precedente. Grazie al General Contractor poi, l'importo medio degli appalti è passato da 500.000 euro a 1,6 milioni. I posti di lavori creati ammontano a 700.000. I numeri sono gli stessi, eppure le conclusioni cui giungono ministero delle Infrastrutture e tecnici della Camera sono opposte. Partigianeria, occhiali diversi? No, è una questione di punto di analisi. Il problema del mancato impatto, spiegano infatti i tecnici di Montecitorio, deriva dal punto di vista: «Quanto più la rilevazione è effettuata a monte (progettazioni, o addirittura progettazioni preliminari) tanto più gli effetti di discontinuità della legge obiettivo sono riscontrabili. Mentre, man mano che la rilevazione si sposta verso valle (completamento della fase progettuale, bando, aggiudicazione, cantierizzazione, effetti di cassa, fine lavori), gli effetti sono minori».
Grandi opere ferme ai progetti
Il rapporto del Parlamento sulla legge Obiettivo per le infrastrutture strategiche in Italia rileva che il programma manca di risorse per il 60% del totale, pari a 31 miliardi di euro. Il governo ha accelerato i lavori, ma ci sono ancora molte incertezze sui tempi di completamento e sulla capacità di attrazione degli investimenti privati. Il rapporto mostra che solo il 7,2% delle grandi opere sono in fase di gara, mentre il 17,7% sono state contrattualizzate. Il ministro alle Infrastrutture, Pietro Lunardi, afferma che entro il 2006 saranno aperti cantieri per ulteriori 40 miliardi di euro, creando 400.000 posti di lavoro.
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