Che cosa unisce l'Accademia di Brera di Milano e la piccola Chiesa di San Pietro a Tuili, nel Cagliaritano? E il Museo Egizio di Torino con la Chiesa di San Pantaleon a Venezia? E che cosa, ancora, la Testa maschile barbata (detta di Basilea) del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e il «Cristo legato alla colonna» di Battistello Caracciolo da Capodimonte a Napoli? Sono tutte opere esposte da oggi a Venaria Reale nella mostra «La fragilità della bellezza. Tiziano, Van Dyck, Twombly e altri 200 capolavori restaurati» (fino al 16 settembre; mar-ven 9-17; sab-dom e festivi 9-18:30). È la presentazione pubblica degli esiti di «Restituzioni», il programma di Intesa Sanpaolo, giunto alla XVIII edizione, per il restauro e la valorizzazione del patrimonio artistico del nostro Paese, che dal 1989 a oggi ha restituito alla collettività circa 1.300 opere. Ciò che lo distingue da altri progetti volti alla salvaguardia sono le modalità, a partire dalla scelta delle opere su cui condurre i restauri: non imposte dall'alto, ma a seguito di una «call» pubblica. La banca («Non siamo semplici finanziatori, ma ideatori e partner attivi nell'organizzazione e gestione di questa complessa macchina», spiega Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo) chiede a enti pubblici e privati e a comunità locali: quali opere desiderate che vengano restaurate? Per quali ragioni? Spiegatecelo. Tra i criteri della scelta delle opere «meritevoli», spiega Giorgio Bonsanti (curatore del progetto con Carlo Bertelli), vi è, insieme alla qualità dell'opera e all'urgenza dell'intervento, anche e soprattutto «il valore e il significato attribuito dalla comunità locale all'opera stessa, che proprio dei singoli territori è espressione e a cui tornerà, "restituita", dopo la mostra». Tra gli altri pezzi appartenenti al territorio piemontese, l'opera «Senza Titolo» di Cy Twombly del 1961 di proprietà della Gam e l'eccezionale «Paliotto d'altare» di Pietro Piffetti dalla chiesa di San Filippo Neri in via Maria Vittoria a Torino. A questi pezzi si aggiungono un grande arazzo raffigurante un «Ingresso di animali nell'arca di Noè» dell'inizio del XVII secolo dalla Galleria Sabauda, le pitture murali della tomba di Henib del Museo Egizio e la carrozzina a tre ruote di Ferdinando di Savoia-Genova proveniente dal Castello di Aglié. Tra i pezzi provenienti dalle altre provincie piemontesi una portantina giapponese del periodo Edo dal Castello di Racconigi e la «Madonna in trono e santi con donatore» proveniente da Carbonara Scrivia.